A piedi nudi s’una lastra
ghiacciata, ad inalare
l’orrido sapore di marcio
che Natura espira.
le casupole abbandonate
e vecchie, com’i loro
abitanti, già forse periti.
la Luna è sorta, è bella.
tremo ed inspiro l’aria
che il vento ha consumato.
il chiarore affoga fra
l’ombre dei silenzi notturni.
ed i silenzi, pure insonni,
barcollano fra le palpitazioni
del mio scheletro sepolto.
fanno le fusa cicale e gufi.
taci, sul silenzio d’un fosco
abbandono, fiata la Luna
che seducente inizia
a recitarmi una poesia.
eccola, è il brandello
d’uomo che Universo
le ha regalato. E
zittisce gli animi scarni.
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