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Pubblicata il 24/12/2020
Una matassa di bambini
ubriachi, spugne
del mai prima osservato,

si spolmonano in canti
privi d’età o di parole.
mi sento in mezzo

ad un circo ottocentesco.
s’avvicinano a passetti
ed il tempo approda

nell’immensa distesa
dell’inesistente.
ma i lamenti abbagliano

ed è arduo disinteressarsi
d’un dolente dubbio:
perché, piccole anime,

ebbri siete di tormento?
e perché i vostri gridi
risuonano dentro questo

cuore scarno che torto
non riesce a conferirvi?
voi, piccoli frantumi

d’un desiderio inutile.
vi saturo di questioni, e
vi mostro un fiore,

una palla, ed uno scettro;
vi dono un cuore, un
letto, e poi uno specchio.

poi, però, vi chiedo scusa.
la vostra vita è lunga
qualche minuto, o poco più

i vostri occhi, candidi,
ma il tossico sorriso contorto
emana follia genuina.

ahimè, quanto triste sei
monastero degli alberi,
pulsazione dell’essere, o

natura, solo lame si procreano
dal tuo terriccio, e l’acqua
è morte, e la clorofilla, tuo

sangue, è sangue. Coagulato.
cosa mi resta adesso?
fanciulli senza viso e pure

senza espressione, tirerò
la corda che i folletti
m’hanno costruito, laboriosi.

sento una lastra di ferro,
o forse è solo vetro cenerino,
impigliarsi fra i sogni

d’una gamba ormai inutilizzabile.
destabilizzata, non ho
bisogno di alcuna cura;

sono stata io a mutilare
i miei stessi sogni.
ma il gallo intona il suo primo canto.
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mi hai fatto star male con questa tua...è davvero un canto senza speranza, ma è un bellissimo canto..auguri Rosalia

il 24/12/2020 alle 16:00

Grazie Arturo, nonostante non sia la giusta risposta alle tue parole, che dire, auguri anche a te

il 24/12/2020 alle 22:20