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Pubblicata il 17/12/2020
Rimembro le corde entro questa gola
frantumarsi dai gridi d'amore,
che si confondevano con l'etere, e
poi l'addolcivano. Squadrare
il proprio riflesso sporco, ed esecrarlo
giacché questo muso non è
dentro al viso d'un poeta, eppure
l'animo è sempre stato al suo posto, celato.

sinfonie svisate annacquavano il battere
d'un organo poco indispensabile;
ahimè, un cuore ora pare non esserci.
oggi le sinfonie suonano come silenzio,
disinteressato m'arresta, e poi
m'accalda di latteo vapore animato.
quando la carne si raffredda, l'anima
pulsa più cautamente, e l'emozioni si

rarefanno. E così appaiono le rughe
intorno ad un cuore altrettanto rarefatto.
come te, uscita in una notte senza cielo,
punita da una carica di vuoto.
mi ritrovo immobile, a ricercare battiti
in un apparato morto, percussioni
in un animo privo di corpo, sentimenti
in una persona fantasma, una poeta

sommersa dai giorni e dagli scritti
che un mattino riempii di battiti soffusi,
che mi regalasti, o che mi regalò.
come può una donna rimembrare sé stessa
e cospargersi di nostalgia? Guarda,
la tua carne è immutabile, ma i tuoi pensieri
ti sono estranei, adesso ch'hai smesso
di sognare, innamorarti, e respirare.
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