Desta in un moto continuo,
genuflessa in un solo sospiro
le campanule ferme e mute,
le gazanie quasi socchiuse.
ingabbiata l’anima in cerchi
di cenere gridellino, secchi
prosciugano i divisamenti, e
inumidiscono i ripensamenti.
fissa a simulare un tramonto.
voglio toccarlo, il mondo
senza che la pioggia bagni
il mio corpo, ed il terriccio sia
soffocato dalla mia figura.
cieca a strappare queste coltri.
voglio toccarla, la realtà
ch’è come un Sole timido che
si finge ombra fra le nubi.
ma, invano, illumina silente.
muta a ricercare coscienza.
voglio toccarlo, l’Uomo da cui
queste membra hanno avuto
origine, e queste allusioni
sono diventate vita.
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