Chi sei tu dal broncio aguzzo?
nei corridoi d’un albergo sterile
vaghi a piedi nudi, e scalza
d’espressione, senti il parquet
su ogni cella delle tue carni.
io ti seguo, spirito lusingatore,
e i miei silenzi t’accompagnano.
adesso, accasciata sulla tua noia,
ti concedo la mia più pregiata
sinfonia: le tue lacrime.
lessi le tue incisioni in versi,
e me ne innamorai perdutamente.
mi segregai dentro al foglio
in cui fosti chiusa, e ti consolasti
con le tue stesse parole.
adesso grida alla Luna, almanacca
e sospira sul fondo d’un abisso.
lo senti quanto i tuoi gridi
scompaiano sulle rive del fiume?
solo l’acqua ti riconosce.
una sera, dalle melliflue note
i tuoi canti deliziarono i passanti,
stridendo ed avvelenando i loro
orecchi imbellettati e inutilizzati.
È la tua notte, silente fanciulla.
tornerò all’alba, e il mio viso buio
mostrerà i suoi lineamenti.
leggi e rileggi le incisioni sul tuo
corpo sterile, e il lume sorgerà
presto, assieme alla coscienza
che liberasti una notte di Maggio.
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