E batte insistente il vento afoso
della nuova stagione, proliferante.
È il primo sospiro di questa chiesa
che abitiamo malinconici, taciturni.
mentre remoti suoni si identificano
da quaggiù, i suoi raggi lampanti
abbracciano ogni esiziale, smarrito.
insidiosi di vita, e di tramonto;
bolle questa loro soffice pelle
di desideri manifesti, o metafisici.
meditabondi, indaffarati e giunti
nella loro più costosa preghiera.
questa chiesa è muta, il loro canto
sordo, salvo il gemito dei venti maestrali.
questi assediano le loro lacrime
incerte, di speranze, ammaestrate.
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