Molto tempo fa lessi un racconto (non ricordo l’autore, purtroppo) che mi colpì molto.
Era la storia di un artigiano che aveva inventato un tipo di vetro per finestre attraverso il quale la luce (e quindi l’immagine che essa trasportava) ci metteva anni a passare.
Questo vetro rimaneva opaco per molto tempo e poi cominciava a lasciar passare luci e immagini. L’artigiano esponeva questi vetri davanti a panorami marini o montani di posti bellissimi e poi, quando i vetri cominciavano a rilasciare immagini, li vendeva a chi viveva in città, tra muri di cemento e palazzi, per essere montati alle finestre.
stando in casa si poteva godere di viste spettacolari, con tanto di albe, tramonti, foreste...
Il nostro artigiano, un bel giorno, non rientrò più in casa sua e si mise a vivere costantemente in giardino.
Alla fine del racconto si capisce il perché.
Molto tempo prima, per esperimento, aveva montato questi vetri nella propria abitazione. Dopo anni in cui erano rimasti opachi cominciarono a lasciar passare le immagini. Li lasciò montati consapevole che quello che da dentro si vedeva era il passato.
Dopo qualche anno sua moglie - il suo grande amore - morì. E dopo alcuni anni egli si accorse che stando fuori casa, egli poteva ancora vedere sua moglie all’interno dell’abitazione, mentre sbrigava le faccende di casa, leggeva, si riposava. E quando vedeva la moglie uscire per andare in giardino lui rientrava in casa per guardarla tagliare l’erba, curare i fiori...
Quindi attese là fuori che venisse il giorno in cui sua moglie non si sarebbe più vista. Solo allora si sarebbe lasciato morire.
A parte l’assoluta genialità (secondo me) dell’idea portante del racconto, qui ci si trova in piena metafisica perché si intravvede una rimodulazione del concetto di tempo, non inteso come variabile indipendente, ma assolutamente dipendente da un fattore fisico, diciamo così, costrittivo.
Chissà mai che la barriera attualmente posta dal tempo al nostro desiderio di scorrazzare per i secoli passati, non sia permeabile a processi di rallentamento indotto nel suo scorrere o ad altre tecniche?
Un fattore che compie un’azione del genere è la distanza: stando davanti a uno specchio ciò che vediamo è il passato perché la luce ci mette un certo tempo a rimandaci la nostra immagine.
Esagerando la distanza dallo specchio si andrebbe sempre di più nel passato...
Rimanendo metafisici potremmo ipotizzare:
“ Cosa c’è stasera?”
“La Disfida di Barletta, live”.
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