Anni ‘90. Carlo e Alice sono una coppia sulla sessantina. Lui ex manager d’azienda, lei ex insegnante d’italiano. Sono in pensione e possono dedicarsi alla passione di una vita: la cura e il recupero di uccelli ammalati o feriti.
Per farlo hanno acquistato una vecchia cascina in mezzo ai boschi, ma non lontano dalla civiltà, l’hanno ristrutturata e attrezzata per questo impegno. Vi sono grandi voliere, una serie di gabbie e gabbiette, reti sugli alberi, mangiatoie, un laboratorio ben attrezzato e altro ancora.
Capito da loro un sabato mattina, su indicazione del veterinario. Il giorno prima mia madre aveva trovato sulla strada un uccello nero, non tanto grande, che si dibatteva disperatamente. Lo avevo portato dal veterinario, per cui eccomi qui.
Mi presento, faccio vedere loro l’animaletto.
“E’ un rondone, l’ha trovato per terra?”
“Sì, sulla strada”.
Alice lo prende, gli tira delicatamente le ali, le zampette, gli apre il becco.
“Ha un’ala rotta, ci vorrà del tempo”.
Mi offrono un bicchiere di bianco e un pezzo di formaggio. Mi siedo e parliamo un po’.
“Cosa sa dei rondoni?” mi chiede Carlo.
“Sono talmente ignorante in fatto di uccelli che al massimo posso pensare siano imparentati con le rondini”.
Carlo sorride.
“Per niente. Il rondone è una famiglia a sé stante. Ed è uno degli uccelli più incredibili che esistano nei nostri monti”.
“Davvero?”.
“Sì. Sa perché quell’uccello ha un’ala rotta? Perché per un incidente di cui non conosciamo la causa si è posato per terra. Il rondone ha zampe molto corte e tozze e ali fino a 40 centimetri di apertura. Per quanto si sforzi di prendere il volo, da terra non ci può riuscire. E per questo che si è spezzato un’ala, a furia di sbattere le ali contro il suolo.
Il rondone non si posa mai a terra, anzi potremmo dire che non si posa mai e basta.”
“Come non si posa mai?”
“Il rondone vive in volo mangia in volo, dorme in volo. Si posa su rami o su corpi posti in alto solo nella stagione degli amori, per covare (lo fa anche il maschio). Per riprendere il volo deve “buttarsi” dall’alto.
Alcuni anni or sono, un’università svedese (la Lund University) ha fatto uno studio accuratissimo, durato molto tempo, sulla vita e il comportamento dei rondoni.
Si è scoperto che essi sono in grado di volare continuamente anche per 10 mesi di seguito senza posarsi mai. Durante l’anno fanno migrazioni di molte migliaia di chilometri e poi tornano a primavera, come le rondini.”
“Va bene che mangino in volo, ma come possono dormire?”
“Dalle ricerche effettuate viene fuori una cosa incredibile: pare che il rondone abbia un cervello i cui due emisferi sono largamente indipendenti. Sembra che una metà del cervello possa dormire mentre l’altra e è cosciente e quindi comandare il volo, poi si danno il cambio.
Durante il volo il rondone mangia una grande quantità di insetti e l’energia prodotta da questo cibo è sufficiente a permettergli di volare costantemente. Parliamo di un esserino che pesa meno di 50 grammi e vive anche vent’anni. In questo lasso di tempo il rondone copre una distanza pari a sette volte quella che c’è tra la Terra e la Luna.”
Sono senza parole. Mi colpiscono i 50 grammi e sette volte Terra-Luna.
Mi soccorre Alice:
“Ce lo lasci qua. Fra qualche settimana ci faremo vivi.”
Chiedo quanto devo.
Risposta: “Nulla, al massimo acquisti del mangime. Lo ordini nell’agraria in paese: ce lo terranno per noi.” Alice mi dà un biglietto con l’indicazione di un mix di sementi.
Passa un mese e una domenica mi telefona Carlo.
“C’è nel pomeriggio?”
“Sì”
“Allora passiamo da lei”.
Arrivano col rondone. Alice me lo mostra.
“L’ala è guarita, posso salire al piano di sopra?”
Alice va di sopra e apre la finestra, io e Carlo restiamo giù a guardare.
Anche i cani, seduti e silenziosi, guardano.
Alice protende le mani fuori e le apre, il rondone si getta nel vuoto e prende immediatamente quota scomparendo dietro il tetto. Alice batte le mani. Carlo fa un sorriso grande come le ali del rondone.
Io, potete immaginare.
E’ tornato a volare su terra e mare. Dormirà per metà con il becco aperto per mangiare e recupererà in fretta i chilometri necessari per andare sette volte sulla Luna...
Un rondone e due persone speciali, una domenica pomeriggio, mi hanno fatto sfiorare uno degli infiniti miracoli della natura.
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