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Pubblicata il 30/06/2019
Simbionte, bastardo mio,
raggela, che oggi ti uccido.
da sempre ti nutro e ti curo
anche senza volerlo.
Da una vita alligni nell'io
con barbaro gusto saprofita
contrastando le ali dei sogni
di un disegno più grande e più vero,
trascinandomi verso l’oscuro
tuo piccolo mondo meschino.
Come un Lucifero privato
fosti magari un angelo
che tradì il suo compito
arrogandosi un ruolo più alto.
Ma la mia carnale viltà
non ha vinto e ora ti uccido.
Ti vedo, beffardo incredulo,
e colgo il tuo pensiero segreto.
“E come puoi fare o misero essere
se non hai statura per giungere a segno?”
Simbionte bastardo, non hai capito
se il prezzo che devo è il prezzo del nulla
divento Sansone, soltanto per te.
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Mi fa riflettere...un essere che vive in simbiosi con noi...forse quel che gli Egizi chiamavano ombra (sheut). Io credo che non sia giusto provare questo sentimento di avversione verso qualcosa che fa parte di noi (anche se un simbionte). In fondo è qualcosa che ci ha scelto e ci predilige. Sempre molto stilose le tue poesie.

il 30/06/2019 alle 12:47

Grazie Vincent. Mah, dipende dal simbionte, che ripercussione ha sulla propria vita, quanto condiziona, quanta libertà di scelta lascia e cose così. Poi c'è il rischio che cresca e diventi predominante, allora il simbionte diventiamo noi ...e lui non ammette simbionti.

il 30/06/2019 alle 19:20