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Pubblicata il 28/06/2015
Cesare,
quanti allori
cinsero il tuo capo
e quante ricchezze portasti in patria.
non trionfasti solo con la forza bruta come un barbaro
ma con l’ausilio dell’intelletto come un vero romano.

cesare,
conquistatore di immense terre
"veni, vidi, vici"
e la Gallia e l’ Egitto e il Ponto
caddero sotto il tuo giogo,
prima oscure terre barbare
ora radiose province romane.

cesare
figlio di Venere,
padre della patria,
il servitore di Roma,
la signora del mondo
portatrice di prosperità e cultura
di pace e giustizia.

oh Cesare
lungi dalle Idi dovevi stare
oscuri presagi si aggiravano
gli incubi della povera Calpurnia,
il monito dell’aruspice
e il pianto dei tuoi cavalli,
ma il sacro dovere altrove ti chiamava.

brutalmente ucciso
nella Pompea Curia
dall'avverso amico eretta.
bruto! E’ proprio lui! il figliol tuo
a darti il colpo fatale.
dignitosamente ti copristi il volto con la toga
per non guardar la triste realtà
e moristi non come un romano, nè come un dio,
ma lasciasti quest’ingrato mondo come un Cesare.

dedicasti la vita per la gloria di Roma
e fu proprio Roma a darti la morte.
asceso al cielo insieme agli Dei
ora sarai tra pari
e per sempre vivrai
nell’immortal ricordo di noi mortali
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Piacevole poesia! Bravo a te! Sir Morris

il 28/06/2015 alle 15:51

Simpatica, bene articolata.

il 15/07/2015 alle 13:57