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Pubblicata il 09/01/2015
Il giovane poeta
adagiato sulla sua poltrona,
cerca di assopire tutti i dolori
partoriti dal grembo della sua stamberga;
innanzi a sé un deforme tavolo
cosparso di affollate idee.
nella sua mano debole
mantiene un corposo e saggio
calice d’assenzio;
mentre con quella forte,
spinge avanti i buoi,
solca arando un campo bianco
con un bianco aratro
e semina nero seme.
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Letta! Sir

il 09/01/2015 alle 14:30

poesia visiva......Gabriela.

il 15/01/2015 alle 14:28