il mio pensiero corre ogni momento
a quel giorno nel quale fui invitato
a una festa da te, ed è un tormento
ricordarlo... perché mi hai tanto amato.
nella memoria ancora forte sento
quell'odore che tutti ha nauseato
e pose fino al nostro sentimento
per cui da te fui tosto... licenziato.
mangiato avevo di fagioli un piatto
e mi fecero effetto in quel momento,
ragion per cui mi scappò tosto ratto
da una parte del corpo un certo vento
che pure non creando alcun rumore
mi fece perder te, mio dolce amore.
non è affatto difficile compilare un sonetto. Viene improvvisa una idea, un fatto, un pensiero.
“Rem tene, verba sequentur” blateravano i latini (tiene fermo il concetto, le parole verranno da sé). Rovesciando il concetto si può dire: “Abbi un punto d'appoggio nella mente, il sonetto verrà da sé”.
basta rimare a quattro a quattro le prime quartine, poi, passando alle terzine finali, è sufficiente rimare a tre a tre oppure (più facile ancora) a due a due.
dimenticavo una cosa da nulla. Se si compone in endecasillabi, la metrica deve essere perfetta e non zoppicare. E' sufficiente seguire attentamente la musicalità, le accentazioni, l'armonia e qualche altra cosa.
tutto qui. Come vedete è una cosa da nulla, semplice e facilissima. Tutti ci possono riuscire anche i “falsi ermetici”, che in due parole sarebbero capaci di dire tutto, senza la noiosa e sorpassata esposizione del sonetto. E hanno ragione di guardare con disprezzo chi scrive nella maniera classica. Loro sono certo più bravi. Il sonetto è merce superata. Avanza la nuova tebaide... Eccoli:
si sbriciolò come pane raffermo
la cognizione del cuore
per un palpito gassoso
senza attinenza all'elio.
loro (i falsi ermetici) sono capaci di sendere il concetto in trentacinque secondi. Io invece, per questo sonetto, ho impiegato ben quattro minuti. No, decisamente non sono un poeta “falso ermetico”. meglio mi FERmi al sonetto.
decisamente sono più bravi loro...
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