I -
con Dante e con Virgilio sono entrato
dell'inferno nel più fatal girone
dove diavoli avean tutto infilato
nel culo a quei dannati un gran forcone
e glielo ribadivan con gran bile,
tanto che fui io mosso a compassione
per un attacco sì cruento e vile.
m'accorsi poi che v'era là un dannato
trattato in maniera assai civile,
nel culo non l'avevano infilzato
e lui si stava in pace da gaudente
per cui mi sono assai meravigliato.
"Virgilio" chiesi "perché mai tal gente
viene trattata in sì tremendo modo
e anche lui peccatore veramente
lasciato viene in pace, io mi rodo!"
rispuosemi Virgilio: "Monilèo,
eppure che tu sei del mondo odo
e non capisci ancora che chi è reo
ma pur raccomandato a chi ha il potere
non subisce la pena, e non è un neo
della giustizia, lo puoi ben vedere,
ma è l'applicazione tale e quale
di quel che c'è nel mondo in tutte l'ere."
io gli risposi allora: "Meno male
che in inferno è per tutti ugual giustizia,
veder più nulla proprio non mi cale,
non sopporto davver questa nequizia!"
divenni tutto quanto rosso in viso
e dissi:"nell'inferno c'è chi vizia...
andiamo un po' a rifarci in Paradiso!"
- ii -
in Paradiso entrammo con Beatrice
e l'aura era diversa per davvero,
ciascuno là appariva assai felice
e in beati cantavano un sincero
inno di gloria con gran voce alata.
m'accorsi d'una cosa per davvero,
chi nel cantar facea grande sudata
e chi invece se 'n stava a bocca chiusa
senza di fare alcuna faticata.
"Chiesi a Beatrice: "Perché questo s'usa
che alcuni son costretti a faticare
ed altri invece ci han la bocca adusa
soltanto, come vedo, a riposare?
alcuni sudan qui, lo riconosco
mentre altri stan solo ad ascoltare."
mi rispuose Beatrice: "Ingenuo Tosco,
ma da qual mondo sei tu qui venuto?
adesso un poco meglio ti conosco
e ti vedo per niente compiaciuto
di vedere che pure in Paradiso
solo i raccomandati ci hanno aiuto,
per cui tu cessa pure quel tuo riso
ed occorre davvero tu lo celi
e capisca che un vizio tanto inviso
esiste pur nel regno qui dei cieli!"
nota dell'autore:
fortunatamente mi sono d'un tratto risvegliato. Il mio Angelo custode mi aveva scosso con dolce violenza: \"Smettila di far questi sogni!\" mi ha sussurrato. \"E prendi la vita come viene...\" Il canto è in terzine dantesche (detto cautelativamente nel caso ci fosse qualcuno – ma non c'è di sicuro – che non s'intende di metrica).