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Pubblicata il 26/05/2013
Né prima, né adesso, né poi,
niente oggi, niente domani,
a dire il vero solo alcune piccole cose
che però non promettono niente
non dicono niente,
se ne stanno lì come te,
come uno zio visto di spalle
anni fa, come la luna
come la polvere catturata
in una striscia di luce.
un infinito a malapena
serve a poco eppure è quel che c’è.
un infinito fiacco
serve a poco, eppure siamo noi.

c’è un limone giallo nel frigo
che cerca di ricordarsi cos’è,
c’è una tavola preparata per quattro
però ancora non s’è visto nessuno.
ci sono io, ci sei tu,
da qualche parte ci sono anche tutti gli altri.
faranno qualcosa anche loro:
dovranno pur far qualcosa,
dovranno pur dir qualcosa.
siamo polvere catturata
in una striscia di luce
ma meno belli di così,
meno belli di un limone giallo nel frigo,
meno belli del vento o del mare.
tutto sommato siamo roba da poco.
siamo come un miracolo
visto di spalle.
ad un certo punto
se ne sono andati via tutti
e noi invece siamo rimasti lì.

“Bevi qualcosa tutti i giorni”, diceva
“ e cerca di essere gentile”.
il vecchio sorrideva dentro il bicchiere,
lo svuotava e ne ordinava un altro.
buttava giù un sacco di roba forte,
fumava in continuazione,
la morte se l’era perso per strada
ma prima o poi se lo sarebbe ripreso.
io gentile non ero
e quando bevevo spaccavo tutto quanto.
era per via del vuoto, per via del caso.
per via del fatto che non ci capivo niente.
“ti vuoi uccidere” diceva Chiara
“ti sbagli di grosso” le rispondevo io.

Mentivo perché non ero abbastanza vecchio
e di sicuro non ero abbastanza in gamba.
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