C'era una volta un'isola felice
dove tutti volevano approdare,
la circondava intorno un grande mare
ma quanto procelloso nessun dice.
Quell'isola del sogno misteriosa
all'approdo ben facile appariva
solo a chi la guardava d'altra riva,
ma l'onda era d'attorno tempestosa.
Nell'isola che per giustizia spicca
c'era solo onestà netta nei quadri
dei sommi del reame, e niente ladri
fra gli abitanti, insomma... una gran chicca.
Tutti volevan l'isola del sogno
ma nessuno tentava quell'impresa
e stavano a guardare nell'attesa
dell''esperienza d'altri... e anch'io l'agogno,
io che son del racconto il narratore
e che un giorno alla fine mi decisi
in mezzo alla gran folla d'indecisi
a salpare per l'isola del cuore.
Ma quando giunsi presso la sua costa
mi resi conto del periglio estremo,
mi respingeva l'onda ed io col remo
lottavo inutilmente senza sosta.
Ed indietro tornai, verso la riva
dov'erano in attesa gli abitanti
e domandaron tosto tutti quanti
se a quell'isola bene ci si arriva.
Così risposi: "L'isola sperata
resta felice e sola in mezzo al mare,
nessuno certo vi potrà approdare
e raggiungerla è impresa disperata.
La c'è solo giustizia e buon governo
e loro ci respingono con l'onda
perché noi porteremmo baraonda
rendendo la bell'isola un inferno.
Restiamo qui, nel nostro gran pantano,
senza giustizia, amore, tolleranza,
di noi essi n' avrebbero abbastanza,
quell'isola sta sempre più lontano..."