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Pubblicata il 17/08/2011
Svela presenza, inconsueto fruscio

d’ombra furtiva che solca l’immenso

si ferma, e d’incanto s’infiamma

nel buio profondo l’arcano, e canta

a ridenti, fulgide note danzanti.

L’infinito si espande nel cuore

infante e chino ai misteri del tempo;

nel silenzio della strana, nuova via.
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bella molto musicale, e l'effetto di mistero si sente, nel leggerla mi sembra di perdermi nell'infinito dell'universo.

il 18/08/2011 alle 14:29

Il testo è infatti collegato con un particolare episodio capitatomi undici anni fa e qui pubblicato in prosa col titolo "Sogno del 14 novembre duemila". Ciao Gaudenzio

il 20/08/2011 alle 13:11