Fu in quel di Mirabello che sostare
in mezzo alla fermata fredda e scura,
mi diede modo di farmi notare
con il successo di chi non ne ha cura.
C'è chi passa il suo tempo a farsi bello,
perdendosi nel vano infiocchettare,
Narciso del duemila in un castello
di chiacchiere e apparenze da ostentare.
E come consumato dall'arsura,
bramando inutilmente un bell'ostello
in cui rifocillarsi d'acqua pura
è sempre alla ricerca d'un orpello
che calmi della vanità il gran fuoco,
rendendolo migliori del fratello.
Codesto far mi piace così poco
che sfuggo e schivo ognuno, suo esponente,
lo quale, sia egli serio o sia per gioco,
di trarmi dalla sua tenta sovente.
Una ragazza pura, seria e queta,
la cui attenzione verte in questo loco
è tale a un capo in lana grezza e seta;
l'ossimoro d'un dolce grido roco;
son poche le donzelle al dì corrente
che mirino ad una diversa meta,
e questo, dannazione, è deprimente.
Lo sanno, queste elette, e non v'è pieta
nel loro far 'sì tanto le preziose;
niun v'è che dolcezza lor non mieta.
E quindi, là, lontane in fisse pose,
una soltanto d'esse m'ha colpito;
un tulipano in mezzo a mille rose
dal cuore acerbo ancora mai fiorito.
È triste: da un amore non compiuto,
emergono passioni fragorose
che mettono alla prova anche 'l più astuto,
con le loro richieste troppo esose.
È dura ragionare a cuor ferito;
c'è sempre quel pilastro che ha ceduto,
un buon ragionamento non seguito.
È come un grande sonator di liuto
che, messa su una corda di traverso,
si trova tra le mani un legno muto.
Non posso scriver qui nemmeno un verso
che renda in modo pieno l'amarezza
d'una stella cadente a cielo terso
perduta, nell'assaporar la brezza.
È un maglio che colpisce in pieno petto,
potente quanto tutto l'Universo;
un urlo acuto, limpido e perfetto,
che fa d'ogni speranza tempo perso.
Con grande, matematica certezza
va qui consolidandosi il sospetto
di non poter più amare con fermezza.
Non c'è peggior idea o peggior concetto
di questo, elaborato a mente sciolta.
Eppure in questo caos qualcosa ammetto:
Sarebbe alquanto semplice una svolta,
studiata apposta per trarmi d'impaccio
da questa fastidiosa via irrisolta,
ma per paura chino il capo e taccio.
Trovar conforto nella religione,
del fiero ragionar di gente “colta”;
mai fu d'aiuto quanto, in paragone,
la sua presenza, che m'è stata tolta...
Ed io che per averla darei un braccio
mi trovo in questa sorta di prigione,
tenuto stretto e fermo dal suo laccio.
È questa del racconto la ragione,
motivo che mi spinge ad insegnare
per mille volte e più la mia lezione: