(...e poi ci sono ombre
gonfie di rumore a mezzogiorno
e poi ci sono sere
misteriose che non vedi...)
storpiano i fili del senso cadendo a grappoli d'oro nell'immoto pomeriggio francese afoso in giardino i messaggeri alati del suono
come i sogni, sono come nebbia a volte i ricordi del minuto passato e del presente, sono come tanti cuori appesi, come tanti cuori
non si chiudono le porte in certi spazitempi e non si indagano le logiche dei tanti, tanti incastri di rumori e di colori
tu puoi essere venuto a quest'istante da tutti i luoghi, in tutte le città è la tua casa ed ora è qui: pomeriggio francese afoso è la tua casa, la tua ombra che danza sterminata sul muro dell'adesso
non ci sono forse tutti poco oltre la finestra, giù dove le strade si fanno incontro ai passi, dove l'aria collega ogni cosa e la circonda, la divora?
siamo stati insieme in altri tempi, abbiamo visto i capricci delle stagioni e degli umori, l'avvicendarsi di piccole, minuscole battaglie tra un caffè ed il successivo, minuscole esplosioni nucleari insospettate
ora qualcosa non è cambiato
: dillo a questo traffico di boulevard, gridalo da ogni balcone affacciato su questo afoso pomeriggio così francese, sussurralo in ogni lingua conosciuta a qualche ratto stecchito di banlieue
: scolpiscilo in quest'aria di smalto che avvince e tiene, quest'aria che tutto contiene, tutto il tempo che essa trattiene e non cede (le facciate di queste case hanno sempre un sorriso crudele)
(sono i sogni scordati ad addensarsi in queste strade, i sogni che nessuno più farà) il tempo che trascorre senza me e scompare, il tempo che non viene e tutto il mistero che non porterà
ho trovato
per caso
la realtà
dentro l'occhio semichiuso di un cane, ore 14:43 nei pressi del Quai Saint-Michel.