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Pubblicata il 10/07/2009
Son arrivato da te,
dopo un viaggio di giorni e senza un perché.
Assomigli a una nave arenata su un monte
sei stata la bara di morti senz’onte.

Montsegur mi ha parlato di fede e di fuoco,
Queribus l’ho lasciato da poco.
Solo un sentiero mi separa da te,
devo incontrarti per trovare anche me.

Post meridiem d’estate e sudori,
cacofonia di suoni ed odori.
Parole occitane e piscio di cane,
cavalli e profumo di pane.

Ancor quelle voci! Le sento.
In cammino; mi inerpico a stento.
Una mia pazzia o un wormhole spazio tempo?
Rivivo da sveglio lo stesso sogno tremendo.

I Cristiani han già riempito le valli,
arrivo al galoppo, solo, senza vassalli.
Ti stringo in un abbraccio impotente,
poi mi inchino come un penitente.

Il mio onore varrà la tua vita,
abiurare, salvare il castello e vederti servita.
Ti guardo e trovo in te ogni ragione,
dell’amore sei la definizione.

“Guillaume: moriremo domani?”
“Danielle rivedrò te, pichòta e gli umani”.
“Che ne sarà della fede e l’onore?”
“Salverò prima i corpi e poi vedrò come sopportarne il dolore."

Realtà, niente ponti tachionici,
niente voci o rumori di zoccoli tonici.
Non bambini imploranti di vita,
neppure Danielle da sfiorar con le dita.

Riscendo il sentiero,
m’appare una roccia, d’un nero:
“Guillaume di Peyrepertuse, senza combattere,
si arrese a Simon de Montfort nobil di carattere!”

Ci vuol più coraggio viver da codardi che morir da eroi!
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