Vedi tutte le Poesie scritte da cri dell'ultima settimana

Pagina aggiornata il: 20/07/2018 22:12:47
i biscotti della nonna
cri
Pubblicata il 19/07/2018
Inafferrabili fragranze e orgogliose compongonsi
tra labbra ch'un po' 'l tempo inacidì
d'amorevol credenza custode,
oggi quanto allor invaghita,
dell'onirico proromper
dell'età tua che primavera spargea.
il palato tuo corteggian fieri
e il lor sapore
a cavaliere indomabile rivelasi
e messagger fedele
di seduzioni ch'in caverne zuccherine han dimora.
Un timido frollino, un bizzarro pasticcin
ad abitarti e carezzarti pronti
all'esile lignea tavola a sussurro s'ergon
e dicon che la gioventù mai si dilegua
s'intinto ha 'l rimembrar
nel latte ancora caldo
di giochi da cortil d'un dileguato tempo.
Rincorrono il viaggio tuo vers'un domani
tela ancor orfana di forme e soggetti
della vecchierella l' urla di soave richiamo:
"vieni, i biscotti t'attendon che da sempre ami,
mordili lentamente
e ogni tuo disio vedrai mutarsi in canto".
Bussa la cucina dell'infanzia
alle complici porte della notte
tra una poesia che via è volata
da una penna ancora sguarnita
dei primi peli di barba
e la spumeggiante panna
ch'aroma spargea fin al prim piano.
E loro lì
senza che i giorni li abbiano divorati
su poltrona che di saggezza tossisce
e tante favole ti vide ascoltare
beati e inviolati sussurran:
"siamo i biscotti della nonna
sapremo rivelarti chi fosti
per aiutarti a scorgere chi sarai".
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Nel tuo nero è racchiuso il tuo segreto nel cri croce rossa italiana nella tua poesia il meglio

il 20/07/2018 alle 21:54
nel mondo di Michele Zarrillo
cri
Pubblicata il 19/07/2018
Or a me ancor accorri fida mia chitarra
sì di vibrar di corde gravida e ispirata
e voce mia sii tu tonante ancella e poderosa scimitarra
che dall'idillio vostro una canzon sarà presto germogliata.
vola del compor mio 'l frutto e qual danzator leve balla
ch' ogni elefante ad amarlo trovi la sua farfalla
e amor ormai senili con passion di gioventù
'l profumo intonso gustin della stessa "Rosa blù".
legger disio in note e poesia tra gl'anfratti del tuo sentimento
leggiadra e soave "Ragazza d'argento"
amor è donar il meglio che dimora in sé
in placida armonia ch'un "Vincitore non c'è".
coperta di melodie per me sei oggi come ieri
spartito caro in questa "Notte dei pensieri"
s'eleva l'ugola mia a guisa di avvolgenti rampicanti
a far a voi strenna di quest' "Alfabeto degli amanti".
l'aere ascoltate, e l'udrete ancor vibrare
di quest'immortal e seducente "Canto del mare"
la vita è baglior vivido d'andate e di ritorni
magia cui per disegnarsi bastin "Cinque giorni".
voi e io, sapete, mai siam davver lontani
'l musical fruscio ci avvolge "Mani nelle mani"
frescura rinverrete se disiate nel sorrider d'ogni mattina
s'avvinti sarete al "Sogno di Caterina".
a voi l'arte mia giugne in carrozza di bene
finchè 'l suono mi regga fino all'"Ultimo film insieme".
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seduzioni termali
cri
Pubblicata il 19/07/2018
All’idrico calor o a frescura givan ier e van tuttora
pel amor di terapia o sorso gustar di poesia
l’antiquo fontanil che caro fu a’ Romani
sempiterno va a sedur corpi e spirti umani.
l’acquea ebbrezza mille nomi reca
lamezia oppur Montecatini
scorger la puoi nell’empito suo quasi divino
anche quasi tra’ monti, ove il loco è di San Pellegrino.
di vapor nutresi oppur da umili bicchieri
e l’’ossa consolazione non men ch’i pensieri
di quiete tepor, fiera daga contr’ogni ansietà
in siti sorgon le stazioni di ancestral regalità.
e sacra è così del ritemprarsi la gaiezza
che da sospension dall’urban mondo deriva
per poi ritorno farvi in rinnovellata bellezza
ebbra della strenna natural sorgiva.
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Molto piaciuta, anche se per i miei gusti un po' lunga.

il 20/07/2018 alle 21:55
intermezzo di jazz
cri
Pubblicata il 19/07/2018
Urla d’indiavolato ardor la trom ba
e ad afro primitivo suon abbeverasi
soffian di spartiti demiurgiche intuizioni
che la complice, alleata aere
di fruscii sonori inesplorati frustan.
parlate, tasti, o qualor vi sia disio
a ostentarvi irridenti imprendete
sulle mammelle di note ricolme
d’un piano mille volte violato
ch’eppur sempre s’erge a basaltico altar.
d’intarsi onirici l’orchestra sfavilla
all’eccitarsi orgogliosa offresi
del gelido melodiar qual del caliente arpeggio
e schiava si estenua di ancestral
ma sempre multiforme solfeggio.
e la chitarra di leonin ruggito ondeggia
alle festanti corde e al plettro ruvida sposa
e ‘l musicar nell’arcan suo rappreso
d’ebbrezza accrescesi e mai più riposa.
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salsomaggiore sfavillar di beltà
cri
Pubblicata il 19/07/2018
All'incantato guardo onda di Venere offresi
la lucente procession di corporeità da natura levigate
e all'incanto di sovrane luci ogne anno compiesi
lo sfavillar gaudente dell'avvenenza delle fate.
tutt'è ancheggiar e sfilata ben studiata
ch' al supremo voto possa indurre la giuria
nel parmense antro ove flettonsi le terme in rinfrescata
e amoreggia l'estetica con bagliori di poesia.
imperiose gambe a baciar vanno l'anelata passerella
e 'l sorriso ardente promana da femminei visi talor acerbi ancora
ciascuna in cor la voce avverte "al fin sarò fors'io la più bella?"
ma una soltanto il tron vedrà, e ne farà un di sol dimora.
nulla d'effimero, sol è il fruscio del sognare
che compagno è di ciascun in ogne peregrinazione
ch'una volta sentir ci si possa ammirare
in quel corporeo fascino realtà pur mutevole ma mai illusione.
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di facebook il ronzio
cri
Pubblicata il 19/07/2018
Ecco del libero manifestarsi ‘l viral regno
ove però governar sempre non sa la tremante monarchia
scorger di rado vi puoi intonse gemme di poesia viva
e l’inter quasi reca invece banalità e invettiva.
ergonsi sterili violenze, protagonismi insani
il fetor velenoso di primordiali istinti umani
poco conta ‘l pensar, tutto l’esser presenti
ch’a umiliar imprende sanza ritegno alcuno
di pensier estension e di sentimenti.
così talor del comunicar universale l’attual palestra
divien d’insulto e alterco una fetida finestra
‘ l ronzar odesi dell’esser bieco e vile
che la sua essenza a cener piega nell’essere ostile.
ma via vi sarà ancor per fender ‘l nauseabondo lezzo
di chi verso ‘l simil suo sol prova ribrezzo
e pur se lungo ‘l odos procedasi della virtualità
ritrovar si potranno concordia e civiltà.
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stradivari
cri
Pubblicata il 18/07/2018
Lieve ti sia sempre 'l comporti delle mie mani
legno che a me giugnesti in candor divino
perch'io a modellarti avessi per suoni sacri e profani
e la tua informità mutassi in tenero violino.
in te dolcezza di torrone odo e maestà di torrazzo
germoglio vivo figliuol del suol di Cremona
austera melodia oppur di capriccio se' tu sollazzo
in quel vibrar di corde ch'indomito suona.
a guisa del lieto scorrazzar del timido coniglietto
viaggia su te il sempre gravido archetto
il liuto tuo sempre recar sappia qual orgoglioso e inesausto fiato
di Stradivari 'l gaudio che un di' t'ebbe creato.
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piaciuta :-)

il 19/07/2018 alle 12:55
cri

Grazie

il 19/07/2018 alle 13:08

Bravo

il 20/07/2018 alle 21:56
traballanti anabasi
cri
Pubblicata il 18/07/2018
A traballanti anabasi silente avvincomi
ad avido traversar l’alma sanza freno consacrato
dell’amorosa scienza ‘l ribollir si compie
tra un confin e l’altro del mio fiato.
il saper del disio incontenibil del sapere
fier baloccasi tra estasi e mission di dovere
precario è ogni approdo, disiata ogni partenza
ch’a scorger meni verso il nucleo della presenza.
forse ch’amarmi davvero è apprender d’ignorarmi
e in fenditure d’ancor inespresso ascoso
far dondolar il mio pur inquieto naviglio
di daga sfidando l’ignoto oltr’ogni periglio?
gabbiano son tra due urani sospeso
il non capir e l’anelito al comprender sempre acceso
o cavalier su due complici equini, che nome han ragione e vista
che su sentier s’addentra per gustar il sapor della conquista?
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impeto di natura gravida
cri
Pubblicata il 18/07/2018
Soffoca e fumiga
nel mormorante abbaglio
il gorgoglio d’un primitivo
ormai non più disiato impeto;
incatenato giaccio
agli stilemi di gestualità ribelli
da fonetiche infatuazioni
freddamente
vigliaccamente stuprato.
fedele è sol il raggrumarsi
dei fantasmi di scapigliate rimembranze
ch’arsure omicide rivelano
di rigurgiti d’insana speme.
echi d’orgogliose olive
nel ribollente frantoio s’annidan
ove l’olio a far galleggiare s’apre
orde di illusioni stonate.
più non ho giostre
di giri da sfogliare ricolme
sol un disadorno passo
calpestio di preghiere
che coraggio non ebbi
di osservare tra le rughe eburnee del volto.
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quel dì 'n qual eran i righeira
cri
Pubblicata il 18/07/2018
Dì eran 'n cui 'l sol ancor si fletteva
dal ligur pelago all'adriatico bacino
ch'il danzar su torride rene s'estendeva
demiurgo e custode d'un addio oppur d'un bacino.
anfratto complice ancorché urlante v'era un loco,
ch'a passi or scomposti or d'arte apriva,
e 'l musical tormento offriva in gioco
alla calda stagion che mai davver moriva.
in semplice cammino, o su due ruote ruggendo
l'estate mai realmente si percepia finendo
ch'anzi d'essa 'l rimembrar restava qual d'epoca gaia
sull'indiavolate note di "Vamos a la playa".
ma un tratto 'l baglior del tempo al buio ebbe a negarsi
e de' Righeira il mito concessesi al tramonto
ma 'l divertirsi esequie non conosce, e pront' è a rigenerarsi
con altro motivo ch'all'orizzonte trovar si fa pronto.
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Seppur ligure non sono, ma amo tutti i dialetti de lo stivale nostro, avendola capita ti dico BRAVO.

il 20/07/2018 alle 21:57