Vedi tutte le Poesie lette da Mariano Negri dell'ultima settimana

Pagina aggiornata il: 15/10/2018 14:28:46
FÜR stefi morell
Pubblicata il 26/09/2018
Ieri, ripreso l'avamposto,
abbiamo potuto mantenerlo
solo per poche ore,
il tempo strettamente necessario
per recuperare mappe,
anche se adesso
risultano già inutili
perchè gli orizzonti
sono ormai irraggiungibili
e la stella polare, il nostro nord,
è persa per sempre
in questa arida bruma.
Abbiamo insaccato frammenti
di lettere e foto sgualcite
nella fretta indicibile
che può provare solo
chi ha rivoli di ghiaccio
nella mente e nelle vene.
Non c'è più un cargo postale
che possa spedirle,
troppi gli asciami di Mig-3
e Lavochkin La-7
che scorrono impertinenti
come vespe impazzite
su questo cielo senza sfondo.
Abbiamo raccolto testimonianze
ma non c'è più filo per trasmetterle
e nessuna centrale pronta a riceverle.

Per pochi istanti abbiamo intravisto
la corona d'avorio di Gunther
ma non aveva più bocca
per riciclare menzogne
ed il suo calco dentale
adesso è cenere, sepolto
sotto Everest di calcinacci
della Petersallee,
lo studio dentistico
ora una merdosa latrina
per le Falci dell'Est.

Al rientro, io ed Hans
ci accosteremo, per l'ultima volta,
all'amaro Calice
ed addenteremo pane àzimo non lievitato,
sorseggiando l'uva non fermentata
dell'ultimo Sacramento.

Che questa lettera ti possa giungere
solo quando nel tuo cuore
si sarà sopito il tuo immenso dolore.

(Alture di Seelow, 16 - 19 Aprile 1945)
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Pubblicata il 12/09/2018
Solo comete spente ruzzoleranno
sulle lune di Marte
prima di apprenderne i segreti?
Questa lotta insensata
ci spedirà dritti nelle buche
dove si nascondono le stelle
e se qualcosa ci colpirà ora
non avremo mai una visione.
Solo agli sciocchi è concesso
di toccare gli astri
ed ai matti sognare la quiete?
Tutti abbiamo bisogno
di un caldo impacco
che lenisca i dolori
e di un lungo sonno ristoratore
che ci faccia dormire
in un sonno senza sogni.
Se alzo gli occhi spenti
verso il cielo
sento grappoli di stelle
cantare a tutti i pargoli dell'universo
una canzone che sussurra:
"Oltre gli anelli di ghiaccio di Saturno
attraverseremo la soglia dell'infinito".
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Bellissima è perfetta.

il 12/09/2018 alle 14:24

profondo e vero ciò che scrivi....da meditarci e , approfondire "Bravo"

il 13/09/2018 alle 06:28

grazie ad entrambe

il 13/09/2018 alle 09:20
Pubblicata il 12/09/2018
Solo comete spente ruzzoleranno
sulle lune di Marte
prima di apprenderne i segreti?
Questa lotta insensata
ci spedirà dritti nelle buche
dove si nascondono le stelle
e se qualcosa ci colpirà ora
non avremo mai una visione.
Solo agli sciocchi è concesso
di toccare gli astri
ed ai matti sognare la quiete?
Tutti abbiamo bisogno
di un caldo impacco
che lenisca i dolori
e di un lungo sonno ristoratore
che ci faccia dormire
in un sonno senza sogni.
Se alzo gli occhi spenti
verso il cielo
sento grappoli di stelle
cantare a tutti i pargoli dell'universo
una canzone che sussurra:
"Oltre gli anelli di ghiaccio di Saturno
attraverseremo la soglia dell'infinito".
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Bellissima è perfetta.

il 12/09/2018 alle 14:24

profondo e vero ciò che scrivi....da meditarci e , approfondire "Bravo"

il 13/09/2018 alle 06:28

grazie ad entrambe

il 13/09/2018 alle 09:20
Deus Faber
Pubblicata il 06/09/2018
Molti ci definirono mercenari
per aver annusato
solo per frazioni di attimo
lo zolfo che rado cade
come piombo fuso dal cielo.
In verità
ci rincorse solo la ventura,
cioè il destino, la sorte,
e l'avventura ci fu estranea
perchè mai ci identificammo
nel Grande Elettore di Sassonia,
non addestrato a distinguere
il coraggio dalla temerarietà.
Ci definirono poeti
ma i veri poeti sputano per terra
al passaggio di un gobbo,
di un tredici o di un ubriaco,
e noi non accarezzammo
mai gibbi nè gobbe
e non odiammo la fine della giornata.
Non aprimmo mai porte o finestre
per stordirci alla luce.
Nel tardo pomeriggio della vita
ci giunse notizia di un essere
che nuotava nella creta
e si credeva eretto.
Lo custodimmo sino al tempo
in cui fu abile anche con le giostre
e forgiò monili di conchiglie
per le nostre donne.
Ci propose la sapienza
ma noi, coscienti di non sentire,
gli regalammo solo un branco di lupi
custodi di una doppia luna,
che lasciammo ululare
nel deserto di Giuda.
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Bellissima per i miei gusti e la chiusa racchiude molto

il 06/09/2018 alle 16:50

molte grazie

il 06/09/2018 alle 17:35
Jesus was a sailor
Pubblicata il 03/09/2018
Ti scrivo questi graffi d'animo
nella consapevolezza che scivoleranno
lungo le pareti del tuo diaframma.
Alito un ultimo soffio
sulle tue labbra mai assaporate
perchè rianimi di puro ossigeno
le pareti pervie del tuo pericardio.
Non pronuncio parole
e non anticipo cose
che poi non usciranno
perchè il loro contenuto guasto
non possa essere turbolenza
per le tue viscere incontaminate.
Mi è stato concesso
di non indossare lezzi o rosari
e tutto ciò l'ho ottenuto
dopo aver lanciato al cielo,
a questo primo cielo chiuso,
una vecchia maledizione,
vecchia ma ancora in buono stato.
Ti lascio, come vitrei testimoni
della mia sete incompiuta,
due bottigliette d'aperitivo
al gusto contraffatto di fico d'india.
Ti conservo,
per quando li scoprirai sotto il letto,
quei cartoni vuoti di pizza al taglio,
contorti come acute lamiere
abbandonate sul ciglio di una strada.
Ti lascio, nella speranza
che l'antica promessa
concessa solo agli annegati,
quella di vederlo,
possa essere mantenuta;
ma forse quelle
erano solo parole
pronunciate da un Marinaio
ed io non posso distrarmi.
Ci sono ancora quindici scalini
da scendere al buio
prima di guadagnare l'uscita.
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Pubblicata il 30/08/2018
Lupi solitari in genere si nasce,
raramente si diventa.
Il branco viene tenuto a distanza,
se ne conoscono
i comportamenti e le reazioni,
si imitano alcuni suoi meccanismi
ma non se ne avverte il calore,
non si condividono le gerarchie,
non si riconoscono le sue leggi.
Quando la pancia è vuota
si scende di quota
ma solo per sfamarsi,
consumando lo stretto necessario,
senza stragi di pecore e agnelli.
Del branco non si gradiscono
le cerimonie rituali,
che appaiono solo "celebrations".
Appena è possibile
si riguadagna l'alta montagna,
e molti, erroneamente,
scambiano tutto ciò per libertà.
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Il lupo, simbolo di voracità ma anche di grande padronanza di se stesso e del branco aspira ad esserne capo. ''Homo homini lupus''. Mi auguro che non tutti gli uomini agiscano solo in base al proprio istinto, sarebbe una tragedia.La poesia la reputo molto bella. Ciao.

il 30/08/2018 alle 20:59

Quella del lupo solitario è una felice condanna, una condizione che avvicina al divino. Ma la via da seguire è fatta di tante stazioni, come fosse una via crucis. "Eli, Eli, lama sabactani?!

il 31/08/2018 alle 09:27
Kapustin Jar
Pubblicata il 25/08/2018
I ritmati bip blu si ancorano
ai ticchettii d'opache sveglie
ed ancora rintocca
in questo scorcio di '61
un tardo analogico
perennamente balbuziente.
sul sestante di puro
zeiss uncinato
un reflusso neuronale
mi riporta ai tempi di rapina
ed all'assordante rullo compressore
della Prima Armata d'Urto
che s'arenò su mucchi
di smunte operaie
disarticolate nei ghiacci campi
di Prussia Orientale.
nei pugni adesso raccolgo
piramidi tronche di cristallo
striato dalle unghie e dalle nari secche
della divina Laika, la cedua,
l'unica eroina per cui son degne
le cadenzate note dell'Internazionale.
e nei lenti scorci d'orbita
mi chiedo a cosa possano servire
queste nuvole stratificate
se non potranno ombreggiare
la sua covata mai nata
e quale utilità potranno avere
queste albe rosse
se l'Ultimo Piano Quinquennale
scricchiola sulla faglia occidentale.
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Pubblicata il 21/06/2018
trapassavano in ronzii
parabole di stelle
e quel che restava
era solo passaggio amaro
di trigonometrie [contrappunte]
da pi-greci ultravioletti ●

alle porte di Vulci ammirammo
sotto la volta tèrsa
inviluppi d'ocra
e graffi di muro
per i tanti carri in sosta
sotto tegole di coccio ●
ma sull'onda stridula
tra cembali e siringhe
più non ricordammo
le cifre di rito
per risorgere all'alba ●
mentre i nostri brevi aliti
danzavano sui gibbi
dei fegati di bronzo /
nell'inferno di una città
che somiglierà/ nello scorrere /
molto a Londra /
una necropoli con tante ombre
e tanto fumo ●

poi solo tonfi di tuffi/
ed un bimbo sul Delfino ●
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Nel linguaggio dei fiori il tagete è da sempre il simbolo della divinazione. Il nome generico proviene dalla denominazione latina del dio etrusco Tages o Tagus, una divinitа minore adorata per la sua bellezza e le sue capacitа divinatorie (da www.verdiincontri.com/piante/T/Tagetes_patula.htm). [Dalla mia primaria passione: la flora.] La divinazione della divinità minore non ha portato molto lontano il suo popolo. Altri sostituti, meno divini e sicuramente minori, non ci condurranno ancora lontano per molto. Ipse dixit

il 07/07/2018 alle 18:02
Adesso Tube, linea Piccadilly-fincipit (da Regolat
Pubblicata il 09/10/2018
Nato ai bordi di periferia
dove i double-decker non vanno avanti più,
dove l’aria si continua ad ammorbare
le maschere antismog son più facili da trovare
che raggiungere in orario la facoltà.
quanta gente giovane emigra qui
a cercare più di quel che ha,
forse perché per gli abbonamenti presi
nel 730 nessuno di soldi gliene ha mai resi
e il conto corrente arrossisce sempre più.
ed ho imparato che ad ogni uscita
se hai il tuo biglietto nessuno ti chiede di più,
ma che fiatone e quanti gradini in salita!
però andare avanti senza voltarsi mai…
e ci sei adesso Tube
a dare un senso ai viaggi miei
va tutto bene dal momento che ci sei
adesso Tube
ma non dimentico
tutti gli imbottigliati amici miei
che sono ancora nelle automobili o sui tram.
e ci si trova sempre di più con caffè e cannoli
su questa linea qua non sai
non sai
ma quante corse, ma quanti voli
andare avanti senza fermarsi mai…
e ci sei adesso Tube
al centro dei pensieri miei,
parte integrante delle mie giornate, tu sarai
l’abitualità
che tutto semplifica.
tu che per mei sei già
la soluzione esplicita,
adesso sai quanto è
l’affetto che provo per te.
nato ai bordi di periferia
dove i double-decker non li prendo quasi più,
mi resta un ticket già obliterato
come un flashback del passato
ora che mi sei accanto.
ora che ci sei soltanto,
ora che ci sei
adesso Tube.
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Nove Ottobre 'Sessantatre
Pubblicata il 09/10/2018
muove il pendio...
esplode l'onda.

tra le montagne,
per la valle,
sommesso... un grido.
poi silenzio.

e nel fango,
si fermò il tempo!
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disastri che non potranno mai essere dimenticati.

il 09/10/2018 alle 12:55