Pubblicata il 04/08/2002

Mi sono smarrito nel ricordo
come in un tingersi del cielo all’alba:
la luce ti rivela ogni cosa
e si riappropria delle identità.

Cadere è questo timido osservare,
abbandonarsi alle scene, lasciarsi
guidare dalla dolcezza del gioco
come da un filo teso lungo il tempo.

Credevo mi salvasse il sogno, ma
l’ho trovato corrotto, ricostruito:
aveva parti di te che non sono
e gesti e strade che non ti ho mai visto.

Ho dovuto gettarmi nel reale,
affrontare le vie della domenica,
con la maschera dell’uomo felice,
pranzare, ridere, seguire il traffico.

L’amore? Perso come un fazzoletto:
quando ho frugato, non l’ho più trovato.
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Per rimediare alla disattenzione per aver trascurato questa tua poesia, ti lasci un commento anche in questo sito! ciao Andrea

il 04/08/2002 alle 22:42