Pubblicata il 03/02/2008
Un fiume sempre secco, dal tratto breve, in un attimo ando' in piena, scendendo di lena. Arrivo' un'ondata improvvisa, alta due metri sopra il livello stradale, tutti sbalorditi, salirono ai piani alti per potersi salvare.L' acqua non riusci' a passare sotto il ponte sul quale sorgeva un palazzone. Con
forza ci sbatte' contro come un ciclone, poi si diramo' nel lato ds e sn della via trasversale.
Sfondo' le saracinesche e allago' le vie, lascio' disperazione, fango fango e fango e tanta desolazione. Auto ammucchiate nelle vie strette, una sopra l'altra, come le acciughe in scatolette.
Quel giorno io mi trovavo lontano da quella via, a piedi correvo disperata perche'la zona di Genova stava allagata. A Sestri, l'acqua scendeva dalle vie alte e allago' il sottopassaggio con 5 metri di acqua. Il traffico, si blocco' ed ognuno si arrangio' come puo'. La gente correva impaurita e io tremavo con le dita. Un ragazzo altissimo mi prese e mi traino' con la mano, sentendo quel calore,
camminai accanto a lui con ardore. Paura pero' avevo di sprofondare in un tombino, e annegare come un topolino. Il mare era burrascoso, a cavalloni e ondate altissime si imprigionavano sugli scogli. Arrivai nella mia via, una striscia bianca e rossa sbarrava la strada , vietato l'accesso.
Trovai tre mie amiche e mi dissero cio' che era successo, Vera piangeva come una bimba disperata, la sua panetteria era stata allagata.
Corsi piu' avanti per poter rientrare, le viuzze erano intasate di auto incastrate, sembrava che le streghe le avessero ammucchiate. Quando trovai una via accessibile, rientrai e arrivata al ponte , esso non esisteva piu'e l'acqua sporca di fango scendeva giu', a filo di cornicione. Ci passai sopra cauta, e attraversai il fiume, quando ero dall'altra sponda tirai un sospiro, credevo di aver raggiunto il paradiso. La mia casa era a cinquanta metri, salii di corsa le scale, raggiunsi il sesto piano e aprii la porta ,entrai. Non c'era corrente e per le scale sentivo mormorare la gente, non piu' gas, ne telefono,niente funzionava piu' ed io mi sentii sempre piu' giu'. Mi sedetti a terra stremata a testa in giu' , giuro non ce la facevo piu'.Pian piano mi ripresi e con l'acqua minerale mi lavai .Poi andai alla finestra , il fiume sotto era torbido e scuro, correva a filo del muro. Auto ammucchiate e cassonetti di pattumiera , si vedevano ancora, anche se era quasi sera. Se cio' fosse successo un quarto d'ora piu' tardi, tutti i bimbi sarebbero annegati , perche su quel ponte sarebbero passati. Pensai che Dio, forse aveva guardato giu', un tormento si era creato , ma nulla di piu'.Una settimana di duro lavoro, ma i genovesi ripulirono tutta la fanghiglia. Ammirai quella gente dura e volonterosa. Dai negozi gettaron fuori la merce e il fango a palate, le pale lo caricavan sui camion che lo portavano alle scarpate. Per giorni e giorni la via resto' deserta, la ferita era ancora aperta. Di auto non ne esistevan piu',fango secco attaccato al cemento stradale e al murale. Poi tutti si compraron l'auto nuova, la vita comincio' a scorrere nuovamente e il sorriso ritorno' sul volto della gente. In tutto quel disastro solo un medico perse la vita, lo trovarono amputato in mare.Quella terribile ondata fu improvvisa come il vento, sconvolse un po' tutti, io non mento.
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