Pubblicata il 09/01/2008


Come gli astici stretti nella nassa
gli scrittori esordienti
ondeggiano di chele nella ressa
con misure precise
di tensione
fin tanto che risalta nella massa
una rosa limitrofa
che spicca
e non si lascia più fagocitare…

Allora c’è fermento nella calca
c’è chi si appende al battere di coda
chi ne distoglie invece l’attenzione
covando indifferenza e malumore.

A tu per tu col franco pescatore
teme di avere infranto quasi un patto
seppure cucinato al punto giusto
avanza di sfuggita nell’assetto
e la sordina mette al suo colore.
Anche l’addio così diventa astratto
uno spunto da vivere di sbieco
in un presente cadenzato appena
da qualche augurio minimo e distratto.

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Interessante è l’argomento, risalta appieno nella stretta di quella nassa in cui si divincolano ansiosi gli asticiesordienti.
Forse l’avrò già detto, ma la banalità non è un elemento di tuo interesse.
Un abbraccio, mati.

il 09/01/2008 alle 22:44

grazie, mati, è così, rifuggo da tutto quello che è stato già detto, in maniera infinitamente migliore di come potrei farlo io, oppure da quegli argomenti triti e ritriti che , seppure trattati con approssimata poesia, non aggiungono nulla a quanto ci ha già dato la Poesia. Penso che sia davvero raro imbattersi in qualcuno che scrive con originalità su ogni argomento. Io ci provo, senza avere in mente l'originalità ad ogni costo, s'intende, ma con l'intento di non scadere nella banalità dei sentimenti o altro. Se poi talvolta ci riesco, e ciò che scrivo piace, ne sono felice.

il 10/01/2008 alle 09:40