Pubblicata il 20/07/2002
Benedetto sia il giorno e il mese e l’anno,
cantava ser Francesco nel Trecento,
ed io foglia da te gettata al vento
rivolgo agli occhi tuoi cotanto affanno.

Il ciel sì azzurro mai ha recato danno,
ed io di contemplar te mai mi pento
seppure esprimo cara quel che sento
in malo modo come pochi fanno.

A volte non comprendo che il silenzio
con te per la mia pace è l’arma giusta
ché tanto non m’ascolti s’io ti parlo.

Ed io, ingenuo amante, insisto a farlo,
negandomi che possa esserti strazio:
la mia favella tuono a mo’ di frusta.
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Godibile e ben articolata questa poesia, che si ostina pervicace a violare i silenzi d'amante.
Ciao Andrea.
Max

il 20/07/2002 alle 14:35