Pubblicata il 11/07/2002
Ho imparato
A piangere senza lacrime
A trovare
Pace
In tormenti minori
A rinchiudermi
In un guscio
Di vetro
Per vedere
Se ancora verrai
Scalza
A trovarmi
Per darmi il bacio
Finale
D’un giorno vissuto
Insieme.
Ho visto
Spezzare
Catene di vite vissute
All’ombra di fugaci incontri
Alla ricerca
Non già dei nostri corpi,
Ormai martoriati
Da notti di dolore
E da giorni
Donati agli altri
Con maschere di risa
E smorfie
Di dannosi entusiasmi,
Ma di quelle che erano
Le nostre anime felici
Che raccoglievano
Onde fredde
In mari
Affollati
Di tristi bagnanti.
E il ricordo d’un bacio
Rapito davanti a tutti
Alla donna che mi aveva
Con gli occhi
Incatenato al vivere umano
Strappa quell’ultima lacrima
Prima di dormire.
E vorrei che fosse
Per sempre.
Al mio risveglio
Fra mille anni
Ti voglio vicino a me
All’ombra di gardenie
E di magnolie
A contare le stelle
Sempre le stesse
Che ci accompagnano
Mute testimoni
Di quel nostro amore
Sacro
Fin da quella notte
Calda e desertica
Che ci avvinghiò
Crudele e beffarda
Sotto un cielo di Oriente
Nella terra di Ur.
È da allora
Che non ho smesso di amarti.
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E' una poesia struggente. Quando si soffre si cerca rifugio in pensieri meno dolorosi. Innamorarsi in una terra martoriata dalla guerra sembra impossibile ma può accadere.

il 11/07/2002 alle 14:16

Quale "terra martoriata dalla guerra"?

il 11/07/2002 alle 17:12

Proprio così, Bandolero.
E non so cosa farci.
N.

il 13/08/2002 alle 14:22