Pubblicata il 11/10/2007
Scandivi certe notti col tuo pianto, madre:
lo tenevi stretto, silenzioso,
e i singhiozzi smorzavi
sul cuscino.

- Ricordo…
c’è un tempo maledetto
in cui i bambini
invece di crescere
si spezzano
come fiori di vetro
in ore morte;
s’infrangono
come cardi secchi,
sterpi spinosi, radici maledette,
ombre d’infanzia nella notte
tra pipistrelli orfani di sole -.

Dipingevi di sole la stanchezza
sporca di terra e di troppo amore

Ricordo… portavi la cesta sopra il capo
come se contenesse la pazienza
anni di saggezza e d’aspro amore.

Agile camminavi tra i secondi,
ai piedi alati, fantasie reali
come artista del vivere inventavi.

Rosanna Spina
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bellissimo e commovente pensiero di figlia grata che oggi ripaga di tanti sacrifici sua madre. ti abbraccio forte ve.

il 11/10/2007 alle 15:48

I sacrifici fatti non si possono ripagare, ma io non sarei quella che sono dentro di me se avessi fatto una vita diversa da quella in cui mi sono trovata come figlia di contadini che lavoravano con le braccia, e non con i mezzi che ci sono adesso, e soprattutto se non mi avessero trasmesso certi valori, per me indelebili...
Ti ringrazio e ti abbraccio, Veronica, stammi bene.

Rosanna

il 11/10/2007 alle 16:00

sono spine che ti pungono fra petali odorosi
un tappeto per ogni passo, un sorriso fra lacrime d'amore
un abbraccio fortissimo Rosanna

il 11/10/2007 alle 16:14

Grazie, mia dolce amica.

Ros

il 11/10/2007 alle 20:20

Immagino quella cesta portata sul capo, come fosse un pieno di vita.
La tua dolce mamma ha vissuto con lo stesso impegno ritmi diversi, dalla gioia al dolore, dall’amore alla fatica.
Bello quel ricordo, ricco di tanta commozione.
Un abbraccio, mati.

il 11/10/2007 alle 22:56

A me bambina sembrava incredibile che si potesse portare del peso sulla testa, e poi camminare in un viottolo non certo uniforme, senza perdere l'equibibrio... L'acqua potabile non l'avevamo quand'ero bambina, e allora andavamo a lavare i panni al torrente o all'acquaio, e l'acqua da bere andavamo a prenderela a un pozzo lontanino col barile (anch'esso sulla testa)
Naturalmente non avevamo neanche il bagno, parlo del meridione di una quarantina d'anni fa in campagna...
Impossibile quindi dimenticare questi e altri ricordi... Si cresce prima, s'invecchia prima e male, ed io non riesco ad accettare che persone che hanno fatto una vita di sacrifici debbano, in vecchiaia soffrire per malattie invalidanti, come mia madre... ma questa e mille altre cose non sono giuste in questa vita, e una poesia serve anche a sfogarci, anche se sarà poesia retrò...

Un caro abbraccio,
Rosanna

il 11/10/2007 alle 23:55

Le prime due ripetizioni non sono proibitive perché abbastanza distanti,

la terza invece si nota ed è dovuta a mia disattenzione
in quanto ho eliminato una strofa senza rileggere, vedrò di eliminarne una:


Dipingevi di sole la stanchezza
sporca di terra e d'aspro amore

Ricordo… portavi la cesta sopra il capo
come se contenesse la pazienza
e anni di saggezza in occhi fieri.

Agile camminavi tra i secondi,
ai piedi alati fantasie reali
come artista del vivere inventavi.



GRAZIE,

Rosanna

il 12/10/2007 alle 02:48

verso tu mi sorprendi...sei bravissima
...e poi tua madre come la mia ..il cesto sul capo in equilibrio....
ciao

il 12/10/2007 alle 07:00

Più ti leggo e più mi piace leggerti, sto piano piano scoprendo un'anima, un cuore che vivono intensamente le emozioni, che le descrivono con la profondità e l'esplicatezza di chi non le "nasconde"
E ti sento più normale, se me lo lasci dire, normale come una persona che si porta dietro tanti bagagli di vita e che, anche se pesano, non li rifiuta.
Grazie di queste parole che mi fai leggere.
Fa bene, fa bene al cuore.
Ciao
Giuliano

il 12/10/2007 alle 10:15

...mah, cosa dirti, sono felice che tu mi legga, spero non abbia a pentirti del tempo e dell'attenzione che mi regali e mi regalate, se poi ne trai anche piacere perché "scopri un'anima"... allora tocco il cielo con un dito :)) ; certo m'inquieta quel: "E ti sento più normale"... Prima invece? Una marziana? :))

Sì, vivo intensamente le emozioni, ma da qui a esprimerle il passo è lungo, e oscillo tra poesia che accenna e poesia che dice anche troppo:
nel primo caso è come se dicessi a chi legge: "ecco, ti ho dato la chiave, sta a te aprire la porta e scoprire cosa c'è nella stanza"; nel secondo caso è come se dicessi: "entra pure, la porta è spalancata, tutto quello che vedi è reale", ma la realtà anche se è brutta la elaboro a modo mio, da soggetto, non da oggetto passivo, sebbene di bagagli pesanti ce ne siano, ma chi non ne ha? Per ora forza e sconforto si bilanciano, fanno l'altalena, e tra passato e futuro vivo intensamente l'attimo che mi concede la poesia.
Un bacio, e mille grazie,
Rosanna

il 12/10/2007 alle 11:55

quei ricordi son la trama di un cuscino dove poggiare il nostro capo ,cuciti con fili di ogni attimo di vita in comune ,quando si sono spezzati all'inizio ,si invita chi può averli a riviverli nel presente con questi gesti d'amore ,brava ,cate

il 12/10/2007 alle 15:25

Il fatto che io parli del mondo dell'infanzia e dell'adolescenza, e quindi di mia madre, è forse inconsciamente un tacitarsi dentro il senso di colpa per averli strappati al loro ambiente per averli qui con me... ciò vale anche per altre poesie sulla casa, che periodicamente scrivo...
Un bacione, Ros

il 12/10/2007 alle 22:15

.. bella.. molto..

il 07/11/2007 alle 00:09

Grazie... contentissima che ti sia piaciuta!

Ciao, Rosanna

il 07/11/2007 alle 02:32