Pubblicata il 24/09/2007
Docile scudiero
protettivo e attento,
lucidi la spada,
sistemi con premura
i calzari del padrone.

Con occhi disarmati
lo guardi infliggere
i suoi violenti colpi,
con tocco delicato
gli curi le ferite.

Fido lo segui
un passo indietro,
schiacciato dal peso
delle armi.

Non un lamento
un moto di protesta
un grido

Così mi penso
stolida e felice
sul sentiero sgarrupato
dell'amore
E tu, a un passo.
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JB

Le Dame precedono i Cavalieri!
Dismetti la giubba da scudiero e riappropriati dello scettro del comando. Da Regina...
James

il 24/09/2007 alle 19:08

la vera forza di un cavaliere è il proprio scudiero.

la vera forza dell'amore è camminare fianco a fianco

il 24/09/2007 alle 19:32

Difficile commentare, mi fermo al passaggio "stolida e felice sul sentiero sgarrupato
dell'amore".
Credo che racchiuda un significato profondo, che s'allontana un po' dal comune rapporto scudiero-cavaliere.
Ormai è nota la tua vena poetica, ha una nota in più dal sentire comune.
Con stima, mati.

il 24/09/2007 alle 22:30

Sapevo che la mia lirica avrebbe scatenato delle reazioni: parla di dipendenza, di "servitù" verso l'essere amato. Sono profondamente femminista, ma volevo affrontare un momento, tipico della prima fase amorosa in cui ci si sente stregati "presi" dall'altro, in balia dell'altro, che diventa il nostro signore, il dio adorato. Capita. Te l'assicuro. Un abbraccio. marina

il 25/09/2007 alle 07:48

Patavium carissimo, sono felice di risentirti dopo tanto tempo. Quello che hai scritto nel tuo commento è giustissimo, ma io desideravo analizzare un aspetto tipico della prima fase dell'innamoramento, quando ci si sente rapiti, completamente soggiogati dall'altro, senza più forza, in balia dell'incanto. Un bacio. Marina

il 25/09/2007 alle 07:53

Grazie per la stima, carissima Mati e, soprattutto, per aver capito che la mia poesia desiderava esprimere qualcosa in più del comune rapporto scudiero-cavaliere. Come ho scritto anche a Patavium, mi interessava analizzare il momento iniziale dell'innamoramento, quando ci sentiamo rapiti dall'immagine dell'altro, diventiamo suoi vassalli: Lui è il nostro signore, dipendiamo dal suo sguardo, dal suo sorriso.... poi la cosa si normalizza, però all'inizio siamo avvinti: ci specchiamo in lui e lo adoriamo come un dio: siamo fuori da ogni schema. Un abbraccio grandissimo. Marina

il 25/09/2007 alle 08:03