Pubblicata il 27/06/2007
Immerso nel profumo del legno
assaporo il colore d’un vecchio piano
e fingo di essere illeso
da quel dolore immenso
che chiaro come una sinfonia
punge come rose nel cuore.

Rimango solo ad assecondarmi
ed a dirigere il traffico dei miei pensieri
camuffati dagli odori del vuoto
in questa foresta di libri
che sovrastano la mia pelle stanca,
tra queste pagine io morirò.

Alzo lo sguardo al soffitto cadente
mentre applausi scroscianti
graffiano le mie lacrime sospese
ed il ritmo incostante del mio respiro
attanaglia il tremare delle note
in questa stanza blu ed ubriaca.

Ma non posso che sorridere
a quel sottile strato di compagnia
fatto da pagine di storia
e note ricordate come ai vecchi teatri
tra quelle strade polverose
percorse lentamente a mani socchiuse.

Non so alzarmi da questo pavimento
e non ho le forze per capirne il perchè
denudato da finte luci soffocanti
e parole senza inchiostro vivente
mentre foto di seppia o in bianco e nero
calpestano le mie vene pulsanti d’attesa.

Non rinnego alcun pensiero artificiale
nè affondo le dita in alcuna piaga
perchè se la notte sta arrivando
voglio che invada i miei polmoni malati
come fa questa sigaretta accesa
tra le ali della mia ultima abazia.
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