Pubblicata il 23/04/2007
Sul vetrino
analizzo metamorfosi
di forma e di concetto,
osservo emorragie di passato
-salamandre denudate/ inchiodate
sul letto di rupe inamovibile-.

Nel cavo della mano raccolgo
l'immagine rinata dall'ultima muta,
sarà quello il mio ultimo ritratto?
L'incanto dell'oggi vorrei fissare
su calco adamantino
a sfidare la corrosione dei giorni.

Fermare non si può altrimenti,
la razzia delle stagioni,
che sedimentano strame
di foglie di ore,
di polvere d'oro bruciato.

Si sfaldano
maree di sguardi/ fermenti di onde
sotto severe custodie di palpebre granitiche.

Ma tenace il sogno non demorde
e suscita propaggini d'ali
all'anelito d'ascesa.

Lassù, congetture di sole
e rifugi sicuri per le mie fughe,
nell'avallo di nuvole galeotte.

Sostituire si può
il peso della carne
con levità di ali,
pur se la trama della vita
è già fissata altrove.
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Possibile nessun commento? Capita perchè qui se manchi per un po è difficile restare nell'attuale. E fare l' "archeologo" è missione difficile perchè i poeti son tanti e tanti.
E' un bel parallelo il tuo tra poesia e analisi, tra fantasia e realtà. E' davvero un sogno tenace questo. Stupefatta ti chiedi se il tuo ultimo ritratto è quello dell'ultima muta che hai raccolto nella mano... bellissimo... come ti vengono in mente simili frasi?
e poi mi piace la chiusa
"pur se la trama della vita è già fissata altrove"...
Splendida, chissà cosa troverò ripercorrendoti...
Ciao Fabio

il 24/03/2009 alle 12:03

spero solo di sorprenderti sempre......

il 24/03/2009 alle 21:06