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Pubblicata il 19/10/2006
Affondo gli arti fino alle ginocchia
ove la melma arriva a confessare
quei baci - O Giuda - che volevi dare
essendo la tua testa una capocchia

Non dire più che errando vai avanti
avanti non c’è posto per l’imbroglio
ratto e ladro del mio, fu, portafoglio
E rispondesti : non sono centravanti!

M’appena mi girai vidi gli amanti

Errando chiesi cosa fosse il sole
Mi si rispose, nemico dell’amore
Errando chiesi cosa fosse il mare
Mi si rispose amico dell’errare

Ma il sole e il mare cosa stanno a fare
Se insieme noi non lo si può godere
E il mare e il sole che vagano perenni
Perché, errando, stanno sempre fermi?

Intanto il cielo torna sempre indietro –sponde-

Errando sto qui a cavillare su sole e mare
guardo quel latte d’astri lassù ad ingannare
il fato che nasconde nella melma il giogo
nemico di chi fu libero e libero per poco

Come animale schiavo a corna biforcute
l’uomo sta ingollando la d’altrui salute
e piega l’intelletto e china cime dure
lasciando al capo branco tutte le paure
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Leggo incantata dalla profondità dei tuoi versi...

il 19/10/2006 alle 12:55

C'è da perdersi nei tuoi versi.
Travolti tra erranti onde di dubbi e raggi improvvisi, nemici d'amore, il viaggio diviene raminga avventura.
Stremati e vinti da forze misteriose, ci pieghiamo alla riva, con il cuore teso verso l'infinito.
Piaciutissima, salutoni, mati.

il 19/10/2006 alle 14:38