Pubblicata il 21/05/2002
l giorno, ormai stanco, volge al suo lento ed inesorabile declino, i miei occhi, senza apparente motivo, fissano la sfumata e sognante linea d’orizzonte.
È scena che ai più, troppo privi e aridi di sentimenti, passa inosservata, oltremodo nascosta nel quotidiano ma che invece ai miei occhi rapiti dal ricordo, si rivela gioiosa e triste nel contempo.
Gioiosa perché sintomo evidente del cammino che il tempo, per quanto eterno e a volte tristemente solitario, compie e il suo incedere senza volerlo, avvicina l’ora dell’abbraccio.
Triste invece è il cuore che sente le ore scorrere via, ancora una volta, senza avere accanto la ragione, finalmente nota del suo pulsare.
Ragione che gli sembra più vicina quando guarda il vacuo confine, perché è sicuro che in quello stesso istante anche “lei” si affanna a cercare oltre il “suo” orizzonte, che per uno strano scherzo del destino si rivela la stessa, comune, trincea.
Ma è la trincea di una guerra strana, lontana dal solito, senza né vinti né vincitori che prende corpo da un grande ed ambizioso progetto, riunire ciò che per sua stessa natura non è possibile dividere.
Grandi sono gli ostacoli e le difficoltà ma immense sono le forze che animano la volontà di superarle.
La nostra coscienza, giorno dopo giorno, ci detta le regole di condotta della vita ed in questo caso l’ordine è chiaro:
”Amala più di quanto credi di esserne capace” .
Una e storica la risposta al dispaccio…...
......e obbedisco!
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