Pubblicata il 12/05/2002
Nella grande sala
decorata da artisti scomparsi,
persone d’alto rango,
politici, giornalisti, fotografi
e guardie di sicurezza
attendono...
Le due porte si aprono:
entrano i due Potenti
con la scia dei loro sudditi.
Nell’applauso generale
si avvicinano alla scrivania,
documenti importanti
aspettano le loro firme:
di guerra o di pace!
Nel silenzio
la stretta di mano
cortese e decisa;
immobili nelle proprie idee
pronti a discuterne per lungo tempo.
I loro sguardi si incontrano
a lungo...
un tuffo al cuore
e rimangono lì,
fermi...

Un solo pensiero
li porta lontano...
le corse sui prati,
le galoppate nei boschi,
i bagni al torrente
e le sere d’estate davanti al falò
a cantare felici,
a ridere, scherzare...
e i loro genitori che li chiamavano
per andare a dormire!
Le litigate giovanili
per poi far pace il giorno dopo.
Gli studi insieme...
già, quegli studi
che li hanno portati su strade diverse,
in paesi lontani.
E si sono persi...
nel tempo...

Nella grande sala
la gente è perplessa,
lievi mormorii qua e là:
quella stretta di mano
così lunga,
e quegli sguardi strani...
Qualche flash dei fotografi
li riporta alla realtà.
Un accenno di sorriso
poi... contemporaneamente...
appongono quelle firme
fra lo stupore dei presenti.
I due Potenti
fanno un breve cenno di saluto
e si abbracciano
trasmettendosi quei sentimenti
rubati dagli impegni
e dal destino.
La gente li guarda confusa,
applaude contenta
ma non comprende
il vero significato
di quell’abbraccio.

Paola
28 ottobre 2001
  • Attualmente 3.5/5 meriti.
3,5/5 meriti (2 voti)

Brava Paola! Una poesia-racconto originale e che riflette un grande sogno e desiderio di pace, che la politica si faccia da parte in nome dell'amicizia, dell'amore.
Ciao, a presto!
Axel

il 12/05/2002 alle 09:22

Così dovrebbero essere tutti gli incontri diplomatici.
Una stretta di mano che apra il cuore.
Coinvolgente
;-)
Cià
M'

il 12/05/2002 alle 09:44

Grazie Marco... un abbraccio...

il 12/05/2002 alle 11:50

Grazie...

il 12/05/2002 alle 11:52

Bè sei riuscita a concretizzare una delle cose che ho pensato talmente tante volte...
Non si tratta solo di decidere della vita altrui, o di portare avanti un'idea che si è completamente staccata dal reale e divenuta artificiale...
Sono due persone lì...
che hanno vissuto e che vivono...Cosa non dare per scalfire la loro apparente certezza e freddezza...per riportare nelle loro mani strette la forza di un dialogo e di una compartecipazione dell' "essere uomini", emotivi e fallibili.
Il viaggio è comune, e l'ascolto empatico dell'altro è il minimo...Ma cosa ci rende così maledettamente distaccati dalla vita in sè per scrivere così spesso parole di sofferenza, dolore, morte e non parole "emozionali" come quelle che hai scritto tu?
E' un mistero...spero solo che le utopie siano i segni visibili delle persone più sensibili.
Con amore a te e al mondo che tu vedi
Gabriele

il 12/05/2002 alle 17:09

Chissà se verrai a leggermi qui!?! Come sono belle le parole del tuo commento! Graaazieee...
Come ti dicevo in altri, se avessi avuto la tua mail ti avrei inviato le poesie che mi hai commentato in cartolina, con immagine e sottofondo musicale. Ciaooooo e grazie ancora.

il 14/05/2002 alle 01:39