Utente eliminato
Pubblicata il 09/05/2002
Il tenero vagito dell'alba
sbriciola carezze
e allestisce con le sue dita fragili
l'anima
di queste case antiche
inginocchiate
alla dolce severità
del Duomo.
S'affaccia
lo sguardo sonnolento
di finestre ancora chiuse
sulla valle
intorpidita di nebbia.
Il bosco alle spalle
è ventata nera, compatta;
invisibili occhi
i casolari nascosti.
La Pania, di fronte,
dal nulla
su bianche creste di spume
si dipinge d'acqua e d'infinito.
Rabbrividisce l'aria
al suono dell'ore sulla torre
che cullò il Poeta
nel "cantuccio d'ombra romita".
Le vie brune,
tra palpebre serrate di mura
e volte complici,
nel faticoso attorcigliarsi
-serpeggiare d'argento,
gioco bizzarro di stigmate-
grondano silenzio
che sa di rumore
nel respiro dei millenni.
La Storia ha cucito
addosso a queste pietre
i suoi cimeli di arte,
di abbagli,
di glorie,
di fasti,
di fede
e di guerre
e di miserie
e di sudore...,
conservati nella galleria
di abbondanti tesori,
pezzi rari,
pezzi unici,
fragranze sospese
in oasi di sogno.
Ma al rimbalzo
dei primi passi
strappati al sonno
ed al primo sferragliare
di una saracinesca
si adagiano nello scrigno
della memoria
gli scenari prestigiosi.
La vita si sveglia:
rapido è il tuffo
sulle cicatrici dell'oggi.
Rimane sospesa l'eco
come refolo di tempi remoti
a far compagnia
agli sguardi intensi, ammirati
ed a far battere
d'emozione
"il gran cuore turistico".
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Molto affascinante e ricca di capacità espressiva e lessicale questa poesia. Complimenti. Massimo

il 10/05/2002 alle 12:11