Pubblicata il 03/05/2002



Ci separano miglia e le mie scarpe
che non hanno la forza di venire
fino a te, ai laghi di trote e di carpe,
alle pinete dove puoi udire

il cuculo cantare dentro un nido
rubato o il passo rude del cinghiale.
Neanche la tua casa conosco; il lido
della tua giovinezza per me vale

ancora come tua dimora. Forse
l’avrai serbato per villeggiatura,
ci capiti di rado e di passaggio.

Ma io lo sogno ancora come a maggio,
quando m’immaginavo le tue corse,
la grazia lieve della tua figura.
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