Pubblicata il 02/03/2006
Era il tempo del grano raccolto
E tornavano gli uomini
Alla terra madre da terre lontane,
Anche assai lontane.

In campagna, al sole del fine giugno,
I volti bruni dai lineamenti virili
Risplendevano come in una proiezione
Cinematografica neorealista.

Le mani dure legavano
I duri covoni di grano
E le schiene, sapeste,
quanto le schiene
Erano imperterrite
E resistenti.

Tra questi uomini di pura campagna
C’era mio padre.
Egli tornava a casa
Dalla Germania per adempiere
Al suo antico dovere di maschio
Di casa.

Alla fine del raccolto si facevano
I conti, e la resa era poca.
Ma a lui non importava del grano.
Sappiate che a lui importava
Della sua terra e degli affetti.

Ora penso e ricordo quegli uomini
Come infiniti esempi di forza morale.
E mio padre è tutt’oggi uno sguardo
Di rimpianto contadino.

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ci sono cose che non si comprendono se non si vivono e queste cose danno forma agli"uomini"molto profonda!vega

il 02/03/2006 alle 12:46

Lirica che affiora come un quadro campestre in cui al lavoro faticoso si contrappone l'umanità ricca di affetti e di valori.
Un bel ricordo il tuo che testimonia il vivido legame che ti lega a tuo padre, esempio di vita onesta.
Un abbraccio, mati

il 02/03/2006 alle 22:53

una composizione pittorica molto bella .Sembra di poter condividere con te le immagini e ricordi.Una bella e melanconica lirica

il 02/03/2006 alle 23:00