Pubblicata il 24/08/2005
(I) ALBA (Non dirmi)
Non dirmi la tua pena, cupo mare:
già simile alla mia la so, ché vai
portando lungi chi non torna a questo molo.

Un dì partì col sole che sfiorava le sue vesti,
un brivido di vento la condusse via con sé.

Da allora il mare è fermo, fermo il vento
e il sole muove lento, passa lento su di me.


(II) MERIGGIO (Pioggia estiva)
Ride sordo lo scoglio schiacciato
sul vago orizzonte, inchiuso in un’orgia di spume:
la riva è già tutto un baccano.
E come sbiancava, sol ieri, la spiaggia
fiaccata dal bulbo del sole, feroce aguzzino.
Un’ombra remota ormai giunge bagnata
a fare scompigli sul molo.

O rinati giorni d’estate
domani il profumo del giorno
sarà più soave.


(III) SERA (Immersione notturna)
Limine tènebro in te m’arrischio
involto in sacre vesti: nudità pudiche.
Abbrivida la notte sulla pelle pellegrina,
s’accoccola selenico un biancore sulla chioma mia
movente, vessillo nello zèfiro antico.
Silenzio s’erge a baluardo d’intorno, astri
fide sentinelle s’assiepano alla tutela del momento.
Immerge nel viluppo dell’infinito la caducità sconfitta
dall’eternità sacrale dell’istante.
  • Attualmente 0/5 meriti.
0,0/5 meriti (0 voti)