Pubblicata il 17/03/2002
Profondi occhi allungati
fino al crine di ghiaccio,
rintocchi di ere perdute
negli echi di luce, dal buio
profondo tornate maestose,
in ciclico giro e disegno
di mandala in divenire.

Nel vostro segreto i motori
della vita e della morte,
dal mistero al mistero,
si accendono le chiome d'azzurro
al vostro folle viaggiare,
quando al Sole deviate
per tornare alla Nube di Ort.
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Un abbraccio cosmico a te, Sera, sono contento che condividi le mie visioni...
Ciao
Axel

il 17/03/2002 alle 17:56

Come spesso accade, i primi versi sono quelli che, nonostante cerchiamo di camuffarlo, vengono scritti più con il cuore, con entuasiasmo, o semplicemente nei quali è maggiormente concentrata l'intensità dell'estro poetico. Sono quelli che preferisco:"occhi allungati fino al crine di ghiaccio, rintocchi di ere perdute". Leggendo questa poesia, ad esempio, e quelle di MarcoJohnBraglia, convengo che l'accostamento di dati sensoriali differenti (es."echi di luce") è di grande effetto! La nube di Ort... una culla per le comete (?). Poesia piena di magìa, un velo di tristezza e di indeterminato. Bella.
PS. Volevo chiederti se ti va, di dare uno sguardo ad un mio componimento di tipo amoroso: Un filtro alla verbena. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, a me pare d'effetto.
Ciao e bravo davvero, sei originale, non ti ripeti mai. Questo è un tuo pregio non indifferente. Ciao
Dario

il 23/03/2002 alle 00:51


Un bel viaggio davvero,ci ritrovo Camelot,Dune,Aasimov,il mistero della nascita e della morte,la paura di toccare il Sole/Dio forse !!!
Complimenti
Un saluto dall'interporto
Anto

Ps
Hai ricevuto la mia email ???

il 23/03/2002 alle 09:42

Hai ragione Dario, in genere i primi versi sono quelli che aprono la poesia al suo svolgimento, tutto nasce dall'inizio... sembra tautologico ma è... logico! Sì la nube di Ort è un ammasso di detriti, satelliti e comete al confine del sistema solare e da lì ciclicamente arrivano fino a noi per tornarci: è stupendo, se ci pensi! Guarderò con piacere la tua poesia, a presto!
Ciao
Axel

il 23/03/2002 alle 10:30

Grazie del commento e anche per la mail che finalmente ho ricevuto, l'aggettivo "disperatamente" che ho usato per la poesia "Il Mio Bambino" è dato dal fatto di aver già perso una figlia, per cui l'amore per gli altri venuti dopo è "disperato" nel senso che c'è un sottile angoscia data dalla felicità di averli e dalla paura di perderli. Come dici tu, ci sono un po' tutte le componenti nelle mie poesie, da Camelot a Dune. Sono contento che ti ci ritrovi. A presto!
Ciao
Axel

il 23/03/2002 alle 10:34