Pubblicata il 14/03/2002

Turchino il cielo di Roma
col turco la sfida
e le stelle

l'arena s'accende improvvisa
agitata da venti(due)
impetuosi nell'urlo di folla
l'eco si espande
ovattato in collina
brunito d'olimpica luce
fascio ascendente
a bucare la luna

lì condensa martirio di
tifo dal pugno guantato
alterno e insidioso sui fronti
a serrare le fila
polifonia partigiana del coro
che impreca coraggio d'insulti
e sostegni rigonfi di cuore

equanime
il fischio sul campo richiede
osservanza del gioco
incrociano folgori
i piedi chiodati
guidati dall'angelo in croce
e la palla di cuoio
blindata ammacca agli assalti

ad ogni replay
s'impone un silenzio
impietoso allo strazio
esplode la zolla scalciata
di fumo e di terra e
nel rallenty resta il fragore
sordo d'erba abbattuta

il solo profumo che resta.


(dopo la partita di Coppa dei campioni Roma-Galatasaray della sera del 13 marzo 2002, allo Stadio Olimpico: 1 a 1)
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Giusto le scene viste , i significati evidenti , quelli nascosti , danno sicuramnete spunto alla scrittura in versi.

Ciao.

il 14/03/2002 alle 17:34

Ma è successo tutto questo, Massimo ?
Io le partite non le seguo, ma credo di aver capito per chi tifi. Che mago che sono !!!

ciao supertifoso

Luigi

il 14/03/2002 alle 20:41

Caro Luigi, ti rispondo, seppure con ritardo, che sempre in una partita di calcio, giocata con agonismo e un buon livello tecnico, succede tutto questo, che ho voluto rapresentare premeditatamente con una certa enfasi semiseria. E poi, con la MAGICA ROMA, l'evento non può che sublimare in poesia. Grazie per il saluto che ricambio con simpatia.
Massimo

il 18/03/2002 alle 12:16