Pubblicata il 14/01/2002
Liquide perle rompon la diga
del ritegno con argentea scia,
cangiante il colore delle gote
in algido pallore, fiocchi di neve
che imbiancano anche il cuore.

Ruscella via il tuo dolore,
Lavacro dell'anima è il pianto,
nella nebbia dei tuoi occhi
luccicanti si forma speranza
ed ecco, percepisci l'alba nuova.
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La preziosità delle lacrime... non da tutti colta. Il pianto è forza pura, io credo, che a volte dà il via all'accettazione dell'"inaccettabilmente doloroso", e altre volte ci consente di "chiedere sostegno" agli altri, cosa che, chissà perchè, viene spesso vissuta così difficile e umiliante, e che invece è la vera, reale rappresentazione di forza interiore (è a saper riconoscere di aver bisogno degli altri che ci vuole coraggio).
Di questa "liberazione" del sè dalla prigione e/o dal dolore (che spesso coincidono), un'altra cosa che mi rende molto l'immagine è la lentezza del processo (ruscella via pian piano). Ma il ruscello leviga i sassi, (e l'anima) li abbellisce, li adatta al letto del suo corso. E tutte le perle scorrono lente verso un mare infinito di opportunità di vita, e lì, mischiandosi ad altre perle vedranno all'orizzonte, nitida l'alba nuova che attende.
Come al solito sei bravissimo e anche con poco sai dire molto.
Terry

il 15/01/2002 alle 01:49

Bella la forma e lo stile di questa poesia. Mi è piaciuto il verso "ruscella via il tuo dolore". Bravissimo come sempre Angela

il 15/01/2002 alle 15:02