Pubblicata il 17/12/2001
Tutto é cominciato un dì a Firenze
dal quale ho tratto impressioni intense.
Senza sapere alla stazione chi mi aspetta
ho preso il volo via di casa in tutta fretta,
sono arrivato per il treno delle sei
e se potessi farlo ancor, lo rifarei.
Quando la smania del museo si fa sentire
ti rendi conto che gli altri fai sparire;
mi sembra vecchia la scusa dei reperti:
un' occasione un po' migliore per vederti,
ad osservare quelle cose dietro al vetro
ma soprattutto con te ferma lì di dietro,
tra cose antiche, degli Etruschi e degli Egizi
esaminate vigilmente da altri tizi,
alzando gli occhi per veder la vera Arte
dal principio considerata un po' in disparte.
Ritornati poco dopo insieme agli altri
devo badar i loro persieri scaltri
che son pronti a giudicarmi male forse
nonostante un po' stremati dalle corse.
Scrivo questo anche se forse è deleterio
poiché interdetto son per un discorso serio
e a compromettere la mia reputazione
a tante altre vi si aggiunge un' occasione:
per il mio caratteraccio un po' egoista
cerco di buttare gli altri fuori pista,
e a inventarmi quello sciocco paragone
ti confronto a una partita di pallone.
Però sento che quel senso prima fioco
dentro a me si sta gonfiando a poco, a poco
e a qualcun che mi capisce sto a parlarne
per comprendere un po' meglio che pensarne.
Ho apportato in agendino un gran sigillo:
quando scorro quella data c' è uno squillo
che rintrona dentro me, nella memoria
ricordandomi i dettagli della storia.
In più, scruto la tua foto là rubata
che in incognito, da dietro, ti ho scattata.
Non dimentico, di te un particolare
che la tua presenza ha reso singolare:
di per sè il tuo aspetto non lo può spiegare
e la foto tua mi limito a guardare.
Io però, col tempo, nella mente cinto
ad organizzar di più son stato spinto
ed i giorni mi hanno reso un po' brigante
per disporre contro te un piano brillante,
e ogni cosa che ora faccio e in cui mi muovo
è un' attesa per vederti ancor di nuovo.
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