Utente eliminato
Pubblicata il 18/03/2001
LEI, SENZA VOLTO, NEL SOGNO. Gioia, piacere, da immeritato amante,
gratuita dolcezza senza ricerca ostile:
sacro e profano uniti in sogno vero,
benefico approdo dopo diurne attese.

Stavo a raduno con tante persone note:
saluti, ricordi in atmosfera allegra…
Dietro le spalle mie una furtiva mano
accenna a ricercar la sinistra mia.

Di donna certo sento ma non mi volgo
quasi temendo sia di giovane bella;
suo è primo impulso a mio riscontro:
provo sussulto al vicino dolce approdo.

Le mani ormai son strette senza sguardo,
stanno inver sicure del consenso dato.
Mentre in gruppo allegri si procede,
celebrazione sacra tutti vediamo in atto.

In questa devota scena lei non lascia,
da retro mi avvolge con l’altro braccio:
posa ardente mano sul mio sesso gaia,
fremo per inaspettato amoroso evento.

Come protetti dal celebrante manto
di lui che in prece noi tutti chiama,
godimento più d’altre volte accende
la giovane mano in profana sorte tesa.

Mentre il sacro calice alto s’innalza,
tra man pie tremanti del prete assorto,
anche la mia e sua son liete intente
a reciproca pienezza di piacer accorto.

Soave nostro diletto in accordo s’alza
al coro pio devoto dei fedeli ignari
di questa fortuna umana insieme
alla divina azione in amoroso canto.

“Dio! Sei grande, d’eterno amore pieno!
Sacral delizia del pari doni alla profana!
Mistici d’ogni tempo in estasi beata
Hanno celeste senso meritato appieno”.

Pur l’amoroso incanto di due amanti
reca simil diletto e trasporto oltre:
certo entrambi non attingon proprio Dio,
ma sacro e profan congiunti sono in Lui.

Di lei davanti vedo solo il sesso aperto,
mentre il rituale giunge al gran finale:
il volto suo ancor non ho scoperto!
Come nella collegiale chiesa orfano io

Noi giovincelli in sessuale voglia presi,
sotto mantello, l’uno accosto all’altro,
non lo sguardo nostro osavamo impuri,
guardarci a fronte durante devoti riti,

ma solo a trafugar tra i nostri membri
con le tremanti mani in mortal peccato.
Fuori dal sacro luogo nessuno osava
appresso alla funzione ricordar il fatto.

Il sacrilego gesto opposto a quel del prete
noi sapevam sottratto allo sguardo umano,
ma non a quel di Dio qual monito tuonante:
“Dio vi vede! In fiamme eterne andrete!

Atti e pensieri impuri sono mortali,
tra i peccati vostri , i più gravi sono!”
Qualche decina d’anni mi son bastati
a percepir tal monito capestro duro.

Or al risveglio invece seren m’appresto
a prolungar l’effetto del carnale evento
del mirabile inatteso dono della notte
durante il celebrato rito, sacral portento.

Sveglio, ritrovo le mie man protese
al teso membro mio che pulsa ardore,
vibra in modo forte ed inconsueto:
decido non profanar quanto sognato.

Già dolcezza è stata tenera forte,
che non v’è ragion alcuna ancora
di consumar da solo ciò che in sonno
la giovane senza volto m’ha donato.

F GHEZA
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