Pubblicata il 17/07/2003
L’insetto nella notte mi perfora il cervello
col suo canto uguale riprodotto
per il torbido bisogno della specie.

Altri lo imitano non visti,
ignari di una notte senza Luna,
ignari di un cielo colorato

dalle luci d’una sopita umanità.
Canto che si perde nell’immensa
vastità dello Spazio e del Tempo,

canto che frana sul silenzio d’intorno,
canto che parla d’ogni istante crocefisso
dal divenire senza scopo delle cose.
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E' molto intensa. A cosa alludi? Un bacio, Valentina

il 17/07/2003 alle 10:55

Alludo a quello che ho provato una notte quasi insonne ascoltando il canto dei grilli sotto la mia finestra e il senso d'inutilità meccanica del divenire delle cose. Soffro molto la mia convinzione d'inesistenza della casualità.
Un bacio a te...

il 17/07/2003 alle 11:56