Pubblicata il 08/11/2001
Lui resta, recessi di spazio
come di un altro
universo, paraventi
di strada, odora di polvere
e ghiaccio, di menta.
Lui trema. Deserti
di noia, respirando
alza ed abbassa
il capo, come a dire
grazie. Di chi non è ancora
venuto e di chi mai verrà.
Di come lo hanno trattato,
con i guanti pieni di rose,
il gambo, le spine, il sangue,
l’odore del sangue
dipinto su petali
bianchi, screziati amanti.
Lui piange, servitori distanti
accorrono, si piegano,
lo fasciano, lo cullano
tra le braccia gentili e ossute:

Ninna nanna, o dormi o latte.
Ninna nanna, ninna nanna.

Lui dorme. È un mondo
assonnato il limbo
che ancora lo fascia.
Sono figure confuse
l’amore degli altri, l’amore verrà.
E fuggirà.
Come un vento cresciuto
all’improvviso,
all’improvviso in rada.
Lo porterà lontano,
sarà felice e soffrirà,
sarà distrutto e sarà in alto,
troppo in alto per tirarsi da parte.
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