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Pubblicata il 23/01/2023
ai fianchi
rigonfi dal tempo
ho ascoltato
la stanchezza delle mura

un pomeriggio di sole
vagando sui lati della vecchia casa
e poi seduto
sotto il pergolato secco
come l'olmo in fondo

ricordo quella volta
che hai riportato
l'ultima insalata

d'un orto che custodivi
con cura
dai pomodori ai fichi
alle noci
e che ora tabula rasa
rimane dietro lo steccato
che non regge
colmo di rovi e ortiche

con il melo ricurvo
e la quercia
alle reni colpita
d'una saetta

sotto
nel ventre porta la terra
di sicuro tuoi semi
che io non vedrò
spuntare
incolta anche questa vita

sono tornato indietro
vigliacco
e senza fiato
ora che è finita

qui vorrei spargere
le mie ceneri
a maggio
quando dall'urna
una pietosa mano
le affiderà all'aria nuova
nel mese in cui sei partita

ecco un solo grappolo
su filari avvizziti
dona un sorriso

basterà per riprendere il cammino
con le quattro more da siepi
dove tante volte mi sono ferito

m'hai curato questa malattia
di vivere
finchè è stato possibile
di lacrime
sudore
veglie in piedi
e notti di attese

per un uomo
che alle pareti
oggi non regge
mattone dopo mattone
che un tempo cementavi di coraggio
e cadono oggi d'infima malta

ora sosto un momento
al cancello di ruggine malfermo
sui cardini ricurvi
a mettere la catena al passato
girando dubbi
sul lucchetto

volevo imbucare una carezza
se è caduta la cassetta
e senza indirizzo la mano tesa
stringe un ultimo saluto
a pugno chiuso
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