PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 08/06/2022
ho passato notti intere a inventare dolori,
tanto che quelle notti, al principio
son diventate interne.

quei dolori fittizi rassomigliavano nell'odore e nel sapore a quelli reali.

esche putride, ma in sé stesse essenti,
memori d'una vita,
mica vana
esponevo al principio degli arsenali d'una camera buia,
che cum-prendeva tutto il mio mondo.

tredici metri quadri,
questo il mio campo di battaglia;
l'angoli d'un letto smussati, in quei rari miei-momenti di coraggio
erano l'unica trincea che potevo permettermi allora.

la schiena coperta dalle lenzuola di seta,
il respiro trattenuto entro un ridicolo perimetro,
pregno di sudore e umori,
sono l'uniche cose vive che ricordo di quei momenti,
attimi lunghissimi,
dilatavo il tempo stringendo i denti, con il parvente
e poi reale
sanguinamento di gengive erose, consumate dalla ferocia dell'attesa.

niente di speciale,
ero curioso di vedere che volto avesse,
la morte,
ma non mi riusciva.

rannicchiato in me stesso, l'anima china
non ero pronto ad accogliere né l'essenza sua,
né quella d'una vita,
spenta
che sguaiatamente scambiavo per morte,
e invece ero soltanto giovane e timoroso.

me ne stavo là,
disteso,
timori e tremori,
continuavano a impregnare le lenzuola,
e m'agitavo, nell'attesa che l'alba,
reminescenza utopica d'una vita che non ho mai né veduto, né vissuto
infondesse ad ogni cosa l'essenza sua;
e poi tutto riprendeva vita,
persino i demoni potevo udire, mentre piangenti al mio capezzale
mi pregavano di smetterla con quel silenzio,
d'urlare, almeno,
e invece niente, non ero pronto.

dunque ogni organo,
ogni parte anatomica di questo mio corpo,
del giorno si faceva figlia
mentre la morte,
da qualche parte se ne stava,
stipata e nascosta,
eppure mai zitta e quieta,
parassita,
io m'imputridivo, la vita mia si consumava
e quella di me si nutriva,
mai sazia, mai contenta
in attesa d'una mia mossa, d'un mio distendermi,
d'un mio co-esistere, fuori da solipsismi astratti
rassicuranti, annichilenti,
mentre io temevo che muovendomi
avrei distrutto un perfetto equilibrio: io fermo,
come bestia sull'attenti,
il sapore di ruggine in bocca,
i piedi sporchi d'un terreno fangoso
campo di battaglia d'una guerra inventata,
ma mai più fecondo; vita dipendente da infissi di finestre vecchie,
che mai osavo aprire.

dio mio, quanto amavo lasciarmi andare all'insopportabile e fetido odore di quell'impegno di cui m'ero fatto carico: più mancava l'aria,
più alto era il dovere.

io sempre annichilito,
ma mi percepivo vivo.

il giorno

inappetente,
ma non più di tanto in me stesso conchiuso,
passeggiavo al confine di giorni identici,
viali residenziali,
un poco isolati,
ma a me familiari.

poi ancora,
la notte.

il lungo corridoio che mi separava dalla cucina scandivo e illuminavo,
contando numeri in serie; una cantilena orribile,
che al quarto numero sempre si arrestava.

uno, due, t-
tre, quattro
respiro tremulo,
quattro, tre due
uno, inspiro
due,
trattengo.

il frigorifero e la sua luce
un mondo a parte che dopo così tanti anni, ancora in me riluce.

me ne stavo là,
una sagoma perfetta.

guardavo l'aglio,
e i pomodori invidiavo, nella loro perfetta forma; li osservavo e mi sforzavo ad immaginarne la sezione, il taglio,
la divisione.

s'arrestava il divenire.

la sottile luce della lampadina interna di quel vecchio frigorifero
m'aiutava, a intermittenza
a inscenare spettacoli di vita apocalittici: quella serie di numeri mi pareva la panacea di tutti i mali,
e allora ricominciavo,
mentre tenevo stretto nei pugni tutto il coraggio dall'avi rubato.

loro oramai corpi morti,
io pure.

nella mano destra, l'arto destro,
in quella sinistra,
solo il sinistro: non ci fai mica la guerra con la morte.

se sei un poco fortunato,
al mercato della vita quella ti smussa l'angoli di una sorte che non sempre comprendi.

accade durante i meriggi della vita, tra il principio e la fine
dove te ne stai sul vecchio divano della casa che, da bambino
t'insegnavano che sarebbe stata solo quella, e solo tua,
per sempre.

e invece ti sposti,
la vita ti sposta
ti trascina, se ti opponi
e se ti scavi, nell'opposizione
la tua fossa,
l'terremoto pure ti smussa,
e quei perimetri ristretti, quelle serie rassicuranti
quegli umori, che hai creduto fossero marchio della carne tua,
sei costretto a re-inventare ogni cosa,
ogni giorno,
pregando che rassomigli,
anche solo un poco, a tutto quanto è stato,
per non perderti, per sopravvivere.

sono passati cinquant'anni, non riesco neanche più a contare.
canto, mi diverte,
e piace assai ballare,
spostarmi, smussare da me.

piango ogni volta che l'temporale rievoca in me quel fetido odore;
non ho più veduto, né patito
il dolore di quegli anni.

nessun natale me li ha restituiti,
nessun cielo mi ha potuto ricordare la coercizione delle notti,
eppure ora respiro, sì son respiri corti
ma disteso, sereno
non ci provo neanche a fare la guerra,
e la morte,
quella m'ha restituito finalmente un corpo, sì mutilo
ma mio.

oggi ballo, canto
e vivo,
o forse morto sono
non m'importa più di tanto, da quando mi regalo il sonno
la pausa più piacevole ch'io possa concedermi,
dal duro mestiere di vivere.
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Drammatica, kafkiana, visionaria e insanabile .... Un lavoro superlativo.... Congratulazioni sincere...

il 08/06/2022 alle 22:41

Secondo me sei un uomo, a chi la racconti.

il 08/06/2022 alle 22:48

E pure vecchio.

il 08/06/2022 alle 22:50

è un bellissimo complimento, Spartaco. Ma i miei 24, e il mio essere donna biologica, se la ridono! un abbraccio.

il 08/06/2022 alle 22:53

Grazie Nestor, un abbraccio!

il 08/06/2022 alle 22:54

Ma fammi il piacere, o è tuo nonno o tuo padre, va va.

il 08/06/2022 alle 22:55

Mi stai facendo scompisciare, grazie. In realtà la filosofia pare che invecchi, forse la mano, ma solo quella. Davvero ne ho 24! Ma fa ridere lo stesso. Una buona serata!

il 08/06/2022 alle 23:01

è quello che ti tradisce. Sei patetica. Ciao

il 08/06/2022 alle 23:03

In effetti, stride l'immagine della ragazza che appare bella e solare e il testo cupo, dalle atmosfere soffocanti, poi penso: "Perché no?". Una ragazza bella e solare non potrebbe scrivere questi versi? Siamo troppo dipendenti dalle apparenze, questa è la verità. Per quanto riguarda la poesia, mi sembra molto interessante.

il 09/06/2022 alle 07:24

E' uno strano pezzo, anche con qualche bizzarria linguistica, ma cattura. Qualcosa di deforme/sinuoso/orrifico si muove lungo il testo e ti ci fa sentire dentro, ossessivamente, e non riesci a uscirne. Hai indubbiamente dei numeri ed è bello scoprirlo.

il 09/06/2022 alle 08:27

In questo scritto ci vedo un enorme sacrifcio personale ricambiato da una liberta' priva di alcune cose,intenso e bello scritto.

il 09/06/2022 alle 08:56

Ma fatemi il piacere. Soprattutto tu, Nestor, Il Grande Ermetico e Superbo Commentatore... Sei un Pollo, ah ah ah

il 09/06/2022 alle 09:04

senti, "Liberatore", sino ad ora sono stato tollerante, ma ora cominci a rompermi. ti ha già risposto vincent ma la tua mente è così ristretta che non riesce neanche ad immaginare un'operazione del genere. cmq, per me non cambierebbe alcunché, io guardo ai versi non al buco della serratura... ragazzino psicopatico e frustrato...

il 09/06/2022 alle 09:12

Splendida, come tutte le tue.

il 09/06/2022 alle 13:54

Il coraggio di raccontare e raccontarsi usando stilemi linguistici inusuali ma d'effetto. Hai tutto il mio rispetto Ludovica. E la mia stima. Bravissima. Un forte abbraccio.

il 10/06/2022 alle 01:06

A parte l'estenuante lunghezza (amo le brevi) e lo stile un po' noir... scrivi al maschile e dici che sono passati 50 anni (forse di più)... Dubito anche io che tu sia una pischella! cmq... vabbè... complessivamente il tuo delirio non è male! ciao!

il 19/06/2022 alle 13:36

Signori, vi faccio notare che la quasi maggioranza dei commenti allude al fatto che voi, e ripeto voi, pensate di me che io sia un uomo. Questo significa che mi riesce, e anche molto bene, questa sorta di spersonalizzazione meta-riflettente ed autoriflessiva, comprensiva delle mie due parti che mi fanno: maschile, femminile, con uno spiccato amore per quella maschile. Studio scienze filosofiche, e la maggior parte dei filosofi, ahimè, è di sesso maschile, dunque sarà una deformazione professionale, mi auguro di poterla così definire un giorno. Per il resto, Gabry, un delirio non può essere né male né bene. È delirio, e di per sé trascende queste dicotomie, e menomale, siamo liberi almeno in quello. Grazie per il tuo giudizio, non so se costruttivo ma viva la libertà di parola. Minus, acquarius, eriot e voi altri, grazie per le parole, brutte o belle che siano il fatto che voi, tutti, mi leggiate, è un inno al confronto, che non fa mai male. Che il vostro cuore sia in pace

il 20/06/2022 alle 00:49

ancora con 'sta storia... ma concentratevi sui versi...cmq, ludovica già esternò chiaramente in risposta a una domanda di linus in proposito... in letteratura, poi, non sarebbe certo il primo caso della storia..- inoltre è una dottoressa in filosofia e, pe concludere, ha pubblicato anche un libro... tutto è rinvenibile nei riferimenti che lei medesima ha cortesemente inserito nella pagina interna alla voce sito personale... ciao a tutti...

il 20/06/2022 alle 10:22