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Pubblicata il 17/08/2021
Ogniqualvolta
addolcisce l'alba
del Maggio la brezza tiepida,
e luce gentile
di gioiosa speranza
affresca la mia strada,

o, a cavallo fra Settembre
e la spesso limpida Ottobrata,
dalla santa frescura
all'umida tortura estiva
azzurro, sospirato sollievo giunge,

della lordura immemore
per la città mia sacrale,
ormai più che stupenda, misera,

ampio ventaglio piumato
d'airone bianco
ancor più fortemente
vorrei fra le mie mani
deponesse il vento,

affinché d'uova marce
il lezzo dileguasse
dei fetidi pensieri
nel mio stesso teschio,

che in grotteschi incubi
cangia i sogni di seta,
nel sonno e nella veglia.
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Probabilmente l'avevo commentata nella precedente versione, perché non mi giunge nuova. Non so cosa hai cambiato però arriva sempre bella e trasmette quella ricerca interiore più profonda che è quasi sempre presente nei tuoi testi.

il 17/08/2021 alle 12:24

Grazie Genziana, sono molto contento che la poesia ti piaccia. In realtà nella versione originale avevo io stesso "sfregiato" il testo, a conferma inoppugnabile del pessimo gusto di certe idee che talora mi frullano per la testa, inserendo il concetto di "flatulenza cerebrale" senza rendermi immediatamente conto di quanto fosse sgradevole. Spero di aver rimediato col riferimento alle uova marce, anche se in poesia la mia idea non era neanche originale, hanno scritto di peggio Dante e Baudelaire, e forse anche altri, ma loro erano immensi, io piccino.

il 18/08/2021 alle 02:15