Pubblicata il 13/01/2021
Ti vidi.
Affacciato com'ero
a balaustra di nuvole bianche,
bianche e senza pioggia.
Di quelle che mettono allegria e fanno apprezzare
l'azzurro del cielo.
Eri composta,
intenta alle tue cianfruse.
Confusa con alberi, tetti, strade e paesaggi.
Eri germoglio e fiore a un tempo.
Di impegno e tranquilla operosità circonfusa.
Non sapevo se chiamarti e dirti..."ehi laggiù! pezzo di
Universo disceso in terra!".
Ma eri da rimirare, tu gioiosa di gioia contenuta, come la tua terra.
E poi scorsi il tuo corpo.
Flessuoso, eburneo, in proporzioni esatte disegnato.
immaginai sognando
che fossi tutta lì, corpo e viso amici.
Pronta, scattante, dall'umorismo scoppiettante, autentico.
Pochi i lati oscuri.
Confinati in notti solitarie,
ove il sole non raggiunge i meandri della mente di fantasie intricate e tue, solo tue.
E allora restai lì,
a rimirare cotanto splendore
a se stesso ignoto.
Finché non venne Sorella Notte col suo drappo a ricoprir di stelle altra inconsapevole stella terrena.
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un gran bel sognare bella poesia. io non sopporto la gente che non sogna bravo!

il 13/01/2021 alle 14:29

soffusa di sensualità e di velata malinconia, molto elegante

il 16/01/2021 alle 10:52