Pubblicata il 13/01/2021
Mia graziosa Dirigente e Sovrana,
ingenuo e trasognato
versi miei sprovvisti di prestigio,
subito nella carta tumulati,
sassolini da un bimbo gettati nello stagno,
nel sarcasmo in dono ti recai,

ma confido che codesti
in vita tu mai conosca,
unico orizzonte in cui
per confidenza e verità
possa il mio cuore aprire,

ben convengo
che al puro timbro della mia voce
dalla boccuccia signorile
di megera aspro fiele sgorghi,
per il tra di noi "non detto",
ché sciatto fannullone
invero ormai al Mondo appaio e sono,

ma perché,
persino quando su zelanti valletti
le pupille d'azzurro ghiaccio posi,
nelle quali, visionario,
già rigide le salme scorgo
di sventurati marinai,
dal pallido mare del Nord
senza pietà ghermiti,

mai sincero sorriso
sul volto leggiadro e arcigno vive,
né più di tanto s'addolcisce,
sì musicale in Roma, sguaiata Afrodite,
l'eloquio tuo delle dolci Venezie ?

Perché tu,
slanciata, bionda, giovanile,
non d'eleganza povera,
ignota ai grigi Nosocomi,
la quale, seppur con dedizione e sacrificio,
nel rango e la mercede,
i sogni di fanciulla
incredula realtà mutasti,

più d'una vecchia accattona
all'addiaccio nelle notti d'Inverno
sempre sibili stizzosa,
e lungo la schiena appari,
quasi manico di scopa, rigida ?

Perché v'è cinguettante gioia
nel fiacco volo di spennacchiato augellino,
ma non nella vertiginosa ascesa
d'algida Aquila Reale,
verso la vetta
da pure, fresche correnti, sospinta ?

P.S. : per chi lo desiderasse posso inviare versione sonora di questa e altre mie poesie, da me stesso recitate (si prega eventualmente di inviare messaggio privato su questo stesso Portale o sull'e-mail aldo.poetastro65@libero.it).
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