Pubblicata il 21/11/2020
Quando non c'erano gli strumenti tecnologici di adesso, qualcuno doveva leggere le nostre "poesie", così un giorno feci leggere qualcosa ad un mio amico: avevo all'incirca quindici anni. Devo dire che il mio amico rimase piacevolmente impressionato.

forse scrivevo qualcosa perchè volevo liberarmi da un peso, il peso di un'esistenza che non capivo, il peso di una società opprimente, il peso di un me stesso che a malapena riuscivo ad accettare: come sarei diventato in futuro? Come sono diventato oggi? Mi guardo allo specchio e non vedo alcuna differenza, son sempre lo stesso, con i miei sacrosanti dubbi e la linea di demarcazione che mi separa da un incubo.

accettarsi non è una cosa semplice, eppure con gli anni e l'alternarsi delle stagioni è diventato via via più indicato, come una medicina da prendere alle ore giuste e alle giuste dosi.

non mi sembra giusto neppure lagnarsi, dire: "Io ho passato questo, io ho passato quello", perchè ci sarà sempre un'altra persona che obietterà: "Ah sì, caro Vincent? io ho passato questo, quello e quell'altro!" Le esperienze che ho passato mi hanno maturato e adesso somiglio ad una mela matura. Che significa sentirsi una mela matura? Semplicemente che si hanno più strumenti per riuscire ad apprezzare quel che abbiamo, quel che siamo.

i dubbi restano, come la voglia di scrivere "poesie" per cercare di capirsi usando un vocabolario da dilettanti e ogni tanto è bello riuscire a perdonarsi e a perdonare un mondo interiore che continuerà ad indicare strade senza uscita e versi inconcludenti.
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spietata e sincera riflessione, devo dire che anch'io con l'età ho messo da parte tutti i sogni di gloria, eppure abbiamo un nocciolo duro che non si è scalfito, è vero, il mondo ha levigato l'esterno e forse ci ha scarnificato, emerge l'essenziale, la domanda delle domande della nostra gioventù, chi sono, che ci faccio qui? Ma da giovani avevamo il futuro davanti, e tante speranze, ora abbiamo solo la domanda, che ci guarda tutti i giorni...piaciuta questa tua

il 21/11/2020 alle 12:52

Grazie vincent. Ciao.

il 21/11/2020 alle 13:38

Grazie Arturo e grazie mitri: la sincerità traspare anche da una semplice riflessione come questa.

il 21/11/2020 alle 17:42

Sempre molto belle le tue riflessioni. Penso che esternare le proprie inquietudini sia un modo per sopportarne meglio il peso. La parola giusta è proprio quella, accettarsi per poter poi apprezzare la vita nelle sue piccole grandi cose.

il 21/11/2020 alle 21:03

Grazie Genziana e buona domenica.

il 22/11/2020 alle 08:08

Piacevole il tuo testo, in esso mi sono vista anchì'o...quello che allora ero purtroppo, non lo volevo io che , amavo fantasticare , volare, saper scrivere , cantare ... ma, troppi "padroni " mi hanno tarpato le ali e a mala pena sono riuscita un unico desiderio a realizzare ... quello di poter scrivere i miei pensieri...apprezzo molto il tuo scritto mi hai dato la possibilità di dirti chi sono io... Gabriela.

il 22/11/2020 alle 09:15

Grazie Gabriela, mi fa piacere che una breve riflessione sia stata apprezzata e condivisa.

il 22/11/2020 alle 10:56